Lesbo lockdown

Le ragazze ormai erano sedute al tavolo a dividersi il pranzo che per essere di una Pasquetta di quarantena era comunque ricco di piatti, cucinati e non. Gli altri due si erano seduti sul divano e fumavano rilassati seguendo la tv.

Arianna si rivolse a Paola: “Vieni”, le disse soltanto e si avviò per il breve corridoio imboccando la scala che portava alla parte notte della casa.

Paola la seguì docile senza porsi domande.

Avevano vissuto un’amicizia intensa fino a un anno prima che si era infranta per una sciocca questione di pochi spiccioli. Chi avesse avuto ragione o torto in quel frangente lo avevano sfumato il tempo e il silenzio.

Si erano riviste quel giorno di pseudo festa perché l’ex marito di Arianna insieme alla sua compagna si era visto con Paola e l’aveva convinta a andare tutti insieme per salutare le figlie che vivevano con la madre.

La peste di cui parlavano senza sosta i media non aveva colpito nessuno di loro né altri che conoscessero quindi la vivevano serenamente se una situazione coatta possa mai essere mai serena e il giorno di festa dopo la domenica di Pasqua forzatamente isolati li aveva portati a optare per quella fuga dalle regole che imponevano l’isolamento entro le proprie mura.

Già questo soltanto comunicava loro un tono di allegria: le ragazze felici di vedere il padre e anche le due ex amiche dopo un istantaneo imbarazzo erano contente di quel pretesto che le faceva rincontrare. Come se non fosse accaduto nulla che le avesse tenute lontane.

Lo stesso tono di complicità che le univa quando si vedevano con frequenza per scambiare considerazioni sulla propria vita dedicata alle figlie che entrambe avevano e confessandosi desideri se non sogni.

Arianna andò diritta nella sua camera al piano di sopra e si avvicinò all’armadio come per cercare qualcosa. Paola, sedutasi sul letto, le fece: “Allora? Sopravviveremo a ‘sta quarantena? Io, l’hai sentito, devo comunque andare al lavoro ma tu? Tutto il giorno?”

“Ah… me ne frego abbastanza. Faccio spesa tutte le mattine… o quasi. Devo pensare alle ragazze; il pranzo, ci sono sempre cose da fare, leggo e sto al computer. E mi incazzo. Tutta ‘sta storia sa di truffa ben orchestrata sopra le nostre teste. Andrà a fini’ che ci controlleranno ancora di più e guai ad alzare la testa. Il virus? Non ci credo più di tanto. Hanno preso la palla al balzo per stringere i legacci e se non ora dopo lo faranno ancora di più. Di questa impotenza e del silenzio della massa ho le scatole piene.”

“Sempre rabbiosa, eh? Hai ragione.” fece eco Paola.

Conosceva bene il carattere della sua amica. Intollerante alle costrizioni. Bastian contrario per principio. Figurarsi in quella situazione.

“Vorrei esser libera di fare quello che mi va”. Incalzava Arianna. “Tu lo sai, non è che io stessi sempre in giro ma se ho voglia di uscire e vedere qualcuno voglio poterlo fare. Un uomo. Se ho voglia di una sana scopata… anche questo è vietato.”

“Non ne parliamo. Io non vedo un uomo da una vita ormai. Mi è passata anche la voglia di toccarmi.”

“Non ci credo.” Arianna si era seduta anche lei sulla sponda del letto e guardava l’amica sorridendo. “E i tuoi orgasmi? Le tue voglie?”

“Che vuoi… tra lavoro e il pensiero delle mie ragazze sole a casa. I cani da portare a spasso, i gatti, pulire. Arrivo alla sera distrutta. A volte… ecco… quando sono a letto da sola prima di dormire una toccatina me la do… ma è raro.”

“Già, non c’hai nemmeno il giocattolo da infilarti un po’ “, e alzatasi dal letto con un passo si avvicino all’armadio e da un cassetto prese un involto. Un fazzoletto di seta che srotolato mise alla luce un vibratore celestino, non troppo grande. “Questo era quello che piaceva a te”.

Si sedette di nuovo accanto a lei e le porse l’oggetto. Paola lo prese sorridendo come avesse rivisto un vecchio amico.

C’aveva giocato parecchie volte con quel coso mettendoselo tra le gambe, in bocca. Facendolo vibrare sui capezzoli mentre Arianna la stava a guardare giocando col suo giocattolo personale di misure sicuramente più grandi. Ad Arianna poi piaceva farselo scivolare nel culo traendone tutto il piacere possibile. Erano momenti che avevano vissuto assieme più di una volta.

Come era cominciata? Non lo ricordavano bene. Ma si… una volta era capitato di provarsi dei vestiti un po’ sexy, poi della biancheria da sexy shop, una canna e da lì a masturbarsi una di fronte all’altra senza mai accarezzare l’amica né baciarsi. Finché Arianna tirò fuori i suoi compagni di plastica e il gioco si fece più intenso.

Era capitato pure che all’altro capo del telefono ci fosse l’uomo di Paola, non mentre si toccavano ma quando l’atmosfera puntava in quella direzione, così che era stato lui a domandare loro di farsi delle foto e di mandargliele visto che non poteva essere lì. Perché no? L’avevano fatto eccitandosi ancora di più.

Ora se ne stavano sedute sulla sponda del letto. Si era creato un attimo di silenzio. Paola rimaneva col sorriso vago in volto e il vibratore tra le mani. Arianna si alzò, girò la chiave nella porta, si rivolse all’amica: “Dai.” Le disse mentre faceva scivolare la mano sotto la gonna, diritta in piedi davanti all’altra.

Paola non ebbe esitazioni e inarcato il busto slacciò i jeans facendoli scendere fino alle caviglie. Sotto portava uno slip rosa trasparente che subito accarezzò sul davanti dove si vedeva perfettamente la passera ben depilata. Si lasciò andare all’indietro e scostato lo slip strinse tra le gambe quel fallo celestino avviandone la vibrazione.

Arianna restava in piedi a guardarla: aveva tirato su la gonna da un lato soltanto rimboccandola dentro l’elastico delle mutande. Le gambe che aveva splendide risaltavano nude nella statuarietà della posa così diritta in piedi: le dita erano scomparse dentro la fica.

Gli attimi si susseguirono in una catena di sospiri rattenuti accompagnati dal ronzio discretissimo del cazzo di plastica. Con una mano Paola aveva sollevato il reggiseno sotto il maglioncino e si tormentava un capezzolo, stringeva un seno poi un altro.

Arianna si avvicinò al letto mentre con un gesto rapidissimo sfilava lo sleep. Si mise in ginocchio accanto all’altra e prese a masturbarsi con forza a un passo dall’amica.

Questa la guardava: correva dalla mano che stringeva il suo privato cazzone nero, ma quando l’aveva tirato fuori che lei non se n’era accorta, alla faccia dell’amica tesa nel piacere. Arianna si fece più avanti a cavalcioni del corpo dell’altra mentre la mano estraeva il vibratore e lo spingeva più indietro tra le natiche cominciando a spingerlo nel culo.

Il movimento l’aveva portata in avanti così che adesso con la sua passera fradicia si trovava quasi sul viso di Paola. Questa lasciò il capezzolo tormentato e con la mano andò dietro quelle cosce dove stava infilato il vibratore dell’amica e la spinse ancora più in avanti, sulla sua bocca. La penetrò subito con la lingua e prese a leccarla dentro e fuori. Sentiva il sapore acre e se lo beveva strofinando bocca e naso; succhiando il clitoride. Le venne in mente che era già avvenuto una volta che lei gliela leccasse e venne con un sospiro più profondo che mai mentre le dita nella sua fregna non si fermavano.

Venne anche Arianna con la bocca dell’amica ansimante fra le sue cosce e quel coso duro che le allargava il culo e andava su e giù dentro di lei.

Il tempo di scuotersi in un orgasmo profondo e crollò sul letto al fianco di Paola. Rise. Poi aggiunse: “Maledetto corona virus. Ci tocca fa’ da sole anche questo.” Risero insieme.

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5 risposte

  1. Racconto succulento… bravo Pino.
    Sentito da altre fonti, vissuto di persona?
    O, una fantasia? –
    A c’hai infilato pure l’epidemia…
    Boccaccesco.

  2. bel racconto Pino, ma preferisco quando si tratta di esperienze personali! ma se eri presente,allora non parlo più 😉👍

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