la Grecia prima di scoprire Mykonos: Kalymnos: ultimo capitolo

Qualcuno dice che sia il viaggio la parte più interessante piuttosto che l’arrivo in un determinato luogo.
Dal mio punto di vista, ambedue sono validi; da una parte l’attesa e la preparazione , poi l’itinerario , quindi la meta e anche il ritorno. Oggi si parla tanto di circolarità, ebbene, anche il viaggiare ha questa caratteristica.
Può essere un viaggio anche quello della mente,della fantasia, un libro, un film.Qualsiasi cosa che ti porti fuori dal quotidiano , io lo ritengo degno di questo nome.
Comunque,torniamo a Kalymnos; tre mesi di cielo azzurro senza una nuvola, un miracolo che ho visto solo in Grecia.
Certo, c’era l’immancabile Meltemi, ma in tutto il periodo della nostra vacanza, avrà soffiato un paio di volte e anche così il mare aveva un suo fascino e mi ricordava le onde ,ben più maestose, che avevo incontrato in Atlantico.
Cielo limpido e niente nuvole quindi…
Dormivamo con tutto aperto, la brezza notturna e la luce della luna e delle stelle entravano dalle finestre.
Una di queste splendide notti, mia nonna si alza trafelata, dormiva con noi ragazze , e va alla finestra , gli chiedo cosa stesse succedendo:”piove” mi risponde ” ma che strano, non c’è neanche una nuvola e il cielo notturno è limpido “.
La cosa finisce lì.
L’indomani a colazione , tutti seduti a tavola,mia nonna racconta della pioggia notturna.
Attimo di perplessità e infine mio padre ridendo, gli dice che gli scappava la pipì e che invece di farla nel vaso da notte, uno di quelli con la decalcomania di San Spiridone,si era affacciato al balcone della sua
camera che era al piano sopra la nostra e si era fatto una pisciata fantastica al chiaro di luna !E la cosa si ripeteva ogni notte, solo che probabilmente mia nonna quella sera aveva il sonno leggero e se ne era accorta.La pioggia dorata,ahahaha!

Noi ci godevamo le giornate a Telendos, dopo l’episodio della tentata lapidazione dei tedeschi, non avevamo avuto più problemi.
Le giornate passavano lente, piacevoli.
Al tramonto Nicolas veniva a prenderci con la sua barchetta e quindi arrivati a casa, dopo la doccia a turno , il gabinetto era in giardino ma in casa avevamo la vasca e il lavabo, preparavamo la cena.
Non c’era un vero mercato, compravamo le verdure, la frutta, il formaggio, in una specie di negozietto che vendeva dai pitali ai reggiseni, e aveva qualcosa di alimentari.
La volta che trovammo un pollo fu una festa!!! Arrivarono mia madre e Dani col volatile vivo sottobraccio, acquistato dalla vecchietta che ci vendeva le uova.Nessuno aveva il coraggio di ammazzarlo.
Toccò alla sottoscritta, come sempre!Dopo averlo ubriacato con una bella dose di retsina, il vino resinoso tipico del luogo,diciamo che morì per steatosi fulminante e dovetti solo spennarlo e pulirlo.
Tutti che prima dicevano “poverino, liberiamolo!” quando fu portato a tavola ,arrosto con le patate, si dimenticarono immediatamente delle loro idee animaliste.
Ogni tanto si riusciva ad avere del pesce. Sembra strano ma nell’isola non lo consumavano molto, il
pescato di valore andava ai ristoranti ad Atene e lo compravano le taverne locali.
Una volta ho trovato sei muggini enormi, che ovviamente ho pulito io perché nessuno lo sapeva o non lo voleva fare, e li ho cucinati alla brace . Una delizia, peccato che a pulirli, siccome erano cefali di porto, puzzavano di nafta e fango ma una volta eviscerati e lavati con aceto e alloro , avevano un sapore eccezionale.
Un paio di volte siamo andati a cena in una taverna , ragazzi, non
mi crederete! Aragoste , di quelle da mezzo kilo , te le tiravano dietro, perché costavano niente in quanto ai locali non piacevano e le grandi le spedivano ai mercati ateniesi.
Non ne ho mai mangiate così tante!Non sono una fanatica di questo crostaceo ma devo dire che in quel
momento avevano il loro perché!
Unico neo negativo, non c’erano limoni!!!!
Niente agrumi a Kalymnos, quindi usavamo un prodotto contenuto in una bottiglietta di plastica gialla a forma di limone che sapeva di detersivo per piatti, Lemon Fix mi sembra si chiamasse.
Per ricordarmi vuol dire che era veramente tremendo!
E che dire dell’unico ristorante “francese” dell’isola.. Chez Kokinos, tutto un programma.Tavoli con tovaglie e tovaglioli di stoffa, candelabri, una sciccheria insomma!
Mia nonna, francese,quando ha saputo dell’esistenza di questo posto, ha voluto andarci a tutti i costi.
In effetti non era malaccio, il proprietario aveva vissuto a Marsiglia per un certo tempo, probabilmente lavorando in qualche locale e tornato in patria , aveva aperto il suo bistrot dove cucinava piatti fusion franco-ellenici.
All’epoca non si parlava di cucina fusion , sarà stato un precursore!
Fatto sta che ricordo ancora il suo agneau
rôti con mandorle, fichi e miele .
I fichi greci, ci vorrebbe un capitolo per descrivere la loro bontà!!! Grandi , succosi, con la goccia . Per me che venivo da un paese dove al
massimo si trovavano quelli secchi , era una goduria mangiarli.
Un giorno , mia madre, stufa di mangiare verdure e formaggio , espresse il desiderio di una bella bistecca.
Partiamo io, mio padre e Pigi verso il paese in cerca di un macellaio .
Troviamo l’unico esistente a Myrtie. Chiuso. Per la verità la porta d’ingresso era socchiusa. Entriamo e chiediamo se si poteva avere della carne di manzo.Venendo dal sole aceccante,non distinguemmo subito cosa si celasse nella fresca e puzzolente penombra del locale.Dopo poco , gli occhi si abituarono e …
da alcuni ganci pendevano pezzi di carne sanguinolenti ricoperti di mosche.
Un tizio tarchiato con delle braccia grosse come tronchi , con uno straccio a mò di grembiule e che probabilmente una volta era bianco , ci spiega che non poteva vendere la carne .Era morto il patriarca ortodosso cipriota tale Makarius e quindi era stato decretato il
lutto nazionale .Niente carne, sarebbe stato un sacrilegio, un peccato mortale visto il delicato e santo momento.
Ma visto che eravamo lì, e che i soldi fanno sempre comodo
perché la famiglia è numerosa ecc, ecc,
ci chiese cosa volessimo e che ci avrebbe comunque servito.
Con nonchalance sgrullò una bella costata da 5 kg dalle sue mosche d’ordinanza , preparò un pezzo di giornale su di un bancone che non aveva mai visto un disinfettante e ci consegnò il nostro enorme pezzo di bue che mio padre si mise in spalla.
Usciamo un po’ schifati, in altri posti , in futuro , mi sarei ricordata di questo macellaio e della sua lurida bottega senza frigorifero,simile a quelle di tutti i suoi colleghi che ho spesso incontrato nei mercati africani e asiatici .
Perché non prendere anche del pane disse Pigi?
Il forno era lì vicino.
Anche quella bottega era chiusa ma si sentiva che c’era gente dentro e un profumino invitante di pane appena sfornato ci guidò verso una porta sul retro.
Ci affacciamo appena in tempo per vedere un giovane energumeno , davanti alla bocca incandescente del forno di pietra , che infornava alcune pagnotte.
Indossava solo un perizoma di stoffa bianca, arrotolato in vita e sui fianchi, il torso nudo , luccicante di sudore , pareva Efeso in persona.
La poesia terminò quando lo
vedemmo bere da
un bicchiere e spruzzare con la
bocca i semi di sesamo
sulle
pagnotte da
infornare.
Vabbè dissi, tanto vanno cotte !
Comprammo il pane e ci avviammo verso
casa.
Una delle ultime immagini che ho di quella
vacanza è mio padre con la carne sanguinolenta in spalla
e un pope che viene verso
di noi con sguardo severo e cupo, probabilmente pensando al
suo
patriarca defunto.
“Oremus” dice, passandoci accanto.
e mio padre:
” Gaudemus”!

Sic transit gloria mundi

——- the end —–

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