Porno anni 70

“Col dito, col dito, l’orgasmo è garantito!”

“Col cazzo, col cazzo, è tutto un altro andazzo!”

Ero all’angolo del marciapiede che costeggia l’Altare della Patria. A Piazza Venezia. Il traffico era bloccato da un corteo di donne che sfilavano scandendo il primo dei due slogan dirette verso l’anagrafe.

Di via del Teatro di Marcello non vedevo la fine tanto la strada era affollata di femmine vociferanti.

Io avevo lasciato la macchina fermandola lungo l’Altare della Patria e fermo presso la cancellata mi guardavo la scena.

Di fronte a me un gruppetto di ragazzi scandiva l’altro slogan che era tutto una promessa, gonfia di ironia.

C’era un’aria divertita a rivestire l’atmosfera, da una parte e dall’altra. I giovani della metà anni 70 ignari della Meloni a divenire.

Questo per introdurre il momento storico in cui si svolgono gli avvenimenti di cui voglio raccontare.

Premessa importante perché quella puttana della mia memoria passeggiando lungo il sentiero dell’età, zitta, zitta, senza dirmi niente ha scelto ad un certo punto che preferiva andarsene con le sue pari piuttosto che stare con me.

La più zoccola è la memoria recente, quella appena raccolta, perché fin tanto che si tratta di accadimenti remoti eccoli che son tutti qui, magari non in file ordinate, talvolta ricchi di colori e suoni aggiunti dalla memoria stessa ma ci sono tutti. Il problema come dicevo è ricordarsi le cose appena fatte e i pensieri di recente congettura.

Di memorie, mi dice il blog del DecameroneSocial, ho già scritto cento pagine circa per cui non vorrei cadere in una ripetizione cosa che mi è già capitata in passato. Me quella volta mi tirarono su di morale Paolo Paci e non so chi altro che constatarono col fatidico “già l’avevi detto” ma “con altre parole e più ricco di particolari”.

Così non so bene se ho già raccontato delle mie avventure nel mondo del porno ma mi è tornato in mente divertente come era e se leggere sulla carta è impossibile, dovendo starmene seduto tutto il giorno e non volendo assuefarmi ai vari Netfix o Prime che dir si voglia, ho deciso di riprendere a scrivere: ampio schermo del Mac e Word con font Palatino formato 28. Le dita sulla tastiera vanno a memoria, quasi, e un’occhiata ogni tanto mi segnala gli errori di battitura con belle sottolineature rosse.

Come ho detto stiamo parlando di mezzo secolo fa e di quando le edicole avevano cominciato a riempirsi di fumetti e riviste con tette e organi sessuali in bella vista.

Più o meno in quel periodo incontrai non so dove e perché un cameraman americano che era venuto a Roma per girare chissà cosa. Ripartiva e io mi offrii di comperargli la sua attrezzatura. Una videocamera Sony, mi sembra, con relativo registratore. Registratore che toccava portarsi a spalla con i suoi deliziosi tre chili.

Il tutto non mi costò poco ma sembra che in città avessi soltanto io siffatto attrezzo a parte la Rai, unica televisione all’epoca.

Dopo aver filmato amici e parenti cominciarono ad arrivare le prime richieste di lavoro: mi ritrovai per qualche giorno a seguire a Napoli il Festival Nazionale dell’Unità per conto del quotidiano “Repubblica”; poi una settimana a Palermo, ospite in un lussuosissimo hotel, per fornire la registrazione filmata di un convegno marketing di siculo americani al termine del quale, nella sala d’accoglienza dell’albergo, assistetti a uno scambio di baci tra Andreotti e un tale che mi dissero poi chiamarsi Totò Riina. Ovvio che il tutto avvenne a telecamera spenta come del resto fu sempre per me.

Scendevo alle 9 del mattino nella sala dove sarebbe stato il convegno, montavo telecamera e registratore, spiegavo a un tizio come avviare le riprese, a campo largo, e come spegnere il tutto.

Dopo essermene andato in giro per Palermo e dintorni scortato da un autista che tutti sembravano conoscere e rispettare tantissimo, tornavo verso le 5 alla mia attrezzatura dove sotto la sorveglianza dello stesso tipo della mattina dovevo cancellare il nastro.

Neppure a dirlo che tanto ero incuriosito che un nastro riuscii a scambiarlo con un altro vergine ma riguardandolo da solo nella mia camera non venni a capo di nulla: erano solo grafici su una lavagna. Tanto che, anche se ormai illeggibile, ancora lo conservo.

Nello stesso periodo un amico mi dice di conoscere un regista produttore di fotografie pornografiche.

Capita anche di incrociare Anna Carini che insieme a qualcun altro ha fatto arrivare dalla Francia una prostituta che fa la vita, così si diceva, in un appartamento dove dietro uno specchio spia hanno piazzato una telecamera e che sono già d’accordo con la Rai per tirarne fuori un documentario.

Mi faccio presentare il regista fotografo che si dice d’accordo a farmi girare sui suoi sets.

Scopro così un mondo sorprendente. Innanzitutto si girano gli hard, che all’epoca sono soltanto fotografie, in case che qualche privato affitta per l’occasione, anche attratto dalla curiosità della faccenda.

Ho una ripresa deliziosa in proposito: un avvocato con attico dalle parti della Tuscolana che per l’occasione aveva spedito i due figli piccoli dalla sorella e lui era restato, a controllare la casa, insieme alla moglie e un alano grosso quanto me.

Siamo in piena scena nel salone e sul divano fanno il loro finto sesso i due attori principali quando arriva una telefonata della zia che i bambini stanno facendo impazzire. La moglie passa il telefono a lui, non esistevano portatili, e lui tenendo per il collare l’alano si fa passare i bambini con cui fa la voce burbera: “State buoni! Non fate inquietare la zia, eh… Niente capricci, sennò papà viene lì e fa tottò! Capito?”

Io ho spostato la macchina e messo lui in primo piano mentre a cinque metri i due nudi fingono un coito guidati dalla voce del regista: “Adesso più dentro… tu, fai la faccia che godi… tiralo un po’ più fuori… alza la gamba…” E via di seguito.

Attrici e attore erano sempre truccati, ben nascosti da ricche parrucche. Ho scritto attore al singolare perché c’era sempre e soltanto Ernesto a girare.

Succedeva che al mattino ne arrivassero anche altri ma poi uno non se la sentiva di farlo lì davanti a tanta gente, un altro proprio non ce la faceva a farselo drizzare e lì ho visto intervenire una delle attrici, professione bidella nella vita normale, che lo masturbava un po’ o glielo prendeva in bocca ottenendo una eiaculazione molto poco scenica e una resa rapida del mancato attore. Succedeva regolarmente.

Altrettanto regolarmente toccava a Ernesto, con parrucche differenti alzarsi dal tavolo dove magari stava chiacchierando o giocando a briscola con me o qualcun’altra e raggiungere la scena, nudo com’era, il tempo di spostarsi fin sotto le lampade e aveva l’erezione che serviva. Non un pene vistoso ma a comando.

Faceva il bancario non so in che agenzia come le attrici una bidella due commesse e ne ricordo un’altra badante. L’unica straniera ma sposata con un italiano.

Si alternavano sul set mentre il regista le guidava: “gambe aperte, alzate, succhialo di più, stringiti i seni, fai indurire quei capezzoli…” e tutto il repertorio di inquadrature su cui chissà chi si sarebbe masturbato.

Seguii la troupe per quattro o cinque giorni in differenti locations.

Erano sempre gli stessi, compresi due elettricisti e una truccatrice. Soltanto un paio di donne nuove vidi ruotare.

Li intervistai chiacchierando insieme a loro tra una pausa e l’altra e devo dire che la magia di quell’apparecchio che permetteva di rivedere subito le scene li intrigava parecchio.

Era un modo di guadagnare degli extra rispetto ai relativi lavori.

Me mi vedevano come un professionista non invasivo.

La più carina delle ragazze, commessa in un negozio di scarpe in centro, volle il mio numero di telefono e una settimana dopo la nostra conoscenza si fece viva una domenica per invitarmi a casa sua per parlarmi disse.

Abitava dalle parti della Magliana e quando la raggiunsi, vestita di un negligè parecchio trasparente mi offrì da bere poi si sedette sulle mie ginocchia, provò a baciarmi ma tutta quell’improvviso trasporto mi lasciò sorpreso e perplesso.

La feci parlare un po’, sapevo già che era delle Marche, non aveva un ragazzo, lui l’aveva lasciata e finì che scoppiò in un pianto dirotto: era incinta e non sapeva come fare.

L’aborto legale era di là da venire in Italia e si finiva da mammane poco raccomandabili o medici costosi. La consolai un po’ e chiarito che voleva abortire le diedi appuntamento il giorno dopo presso un gruppo di mie amiche, era il tempo della rabbia femminista, e pensarono loro ad aiutarla.

Anche dalle altre attrici per il tempo che ero stato sui sets era arrivata l’offerta di un pompino, mi ricordo la bidella e un’altra che faceva la sarta. Il regista e uno degli elettricisti approfittavano durante la pausa pranzo; io mantenni il tono professionale.

Ormai avevo raccolto un bel po’ di materiale e nei giorni seguenti mi dedicai al montaggio e scrivere dei testi.

Per me era il tempo dell’avanti e indietro con l’India e ricordo che forzai un rientro perché sapevo sarebbe uscito su Rai2 il filmato di Anna.

Non uscì un bel niente e una Anna incazzatissima mi disse che l’avevano bloccato il giorno prima della messa in onda.

“Scordatelo.” Mi dissero amici che erano in Rai con incarichi importanti e così me lo scordai anch’io.

Appendice alla mia visita nel porno fu l’incontro casuale per la strada col regista che non avevo più visto nè sentito. Saluti, abbracci, programmi per nuove riviste, sempre porno, poi quando gli domando della gente che posava per lui e gli domando di Ernest: “Ma lo sai Ernesto che è successo? Un paio d’anni fa stavamo girando e lui e una delle ragazze si sono chiusi in una stanza insieme alla truccatrice che diceva di essere una medium. Dopo un po’ urla di aiuto. Ernesto era svenuto e non si riprendeva.

Per fartela breve da quella volta non gli si tirava più su così che è scomparso.

E’ tornato un anno dopo: si era sposato con l’attrice che faceva la seduta spiritica insieme a lui e con lei, soltanto con le gli si drizza nuovamente. Ogni tanto li chiamo.”

Peccato quei nastri che non posso più vedere perché i filmati ormai te li fai anche col telefonino e quegli apparecchi, quarto di pollice non esistono neppure nei musei.

  • 0
  • 0
  • 1
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0
  • 0

I miei articoli

il Doc

Se n’è andato Sandrino. In Australia dove viveva da una vita ormai. Ci siamo sentiti un paio di volte via Whatsapp e continuamente con Facebook.

continua a leggere »

Incipit

Incipit.   “Nel linguaggio corrente viene usato per indicare semplicemente l’inizio”, sia di un’opera letteraria che di uno spettacolo o un programma televisivo, oppure per

continua a leggere »

Vaccini e mascherine.

Ebbene si. Ingrandendo abbondantemente i caratteri sono riuscito a leggere la pagina inviatami da Margherita. Sicuramente non la prima del genere. Cominciai un anno e

continua a leggere »

What a trip I’m going on!

La musica psichedelica (a volte chiamata psychedelia o acid music) copre un vasto insieme di generi musicali influenzati dalla cultura psichedelica… Emerse durante la metà

continua a leggere »

2 risposte

  1. All’altezza di palazzo Braschi in corso vittorio Emanuele i due gruppi di contestatori si aggredirono dandosele di Santa ragione. Sia il dito che il cazzo ne uscirono mal conci

  2. Ne hai fatte di cotte e di crude….forse quei filmati si possono riversare in digitale… se a ancora li hai, potrebbero andare per il museo del Porno!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

The maximum upload file size: 2 MB. You can upload: image, audio, video, document, spreadsheet, interactive, text, archive, code, other. Links to YouTube, Facebook, Twitter and other services inserted in the comment text will be automatically embedded.