I regali della vita

Che regali ti fa la vita. Come io l’abbia incontrata, dove e quando, rimarrà un mistero ma era intorno ai miei trent’anni che conobbi Dunia.

Una bellezza spietata la distingueva da altre ragazze. Aveva da poco raggiunto i vent’anni, diplomata a belle arti e non casualmente il primo lavoro che si trovò fu fare la modella di nudo alla stessa accademia.

Avevo una decina di anni più di lei e ancora ricordo che una sera ospiti in camera di mia sorella mentre nuda mi cavalcav me la guardai e decisi che non mi andava il ruolo di maestro.

Mollai la storia con lei, era durata un paio di settimane, non di più, e mi tenni l’immagine di quella splendida ragazza; chissà perché una dello poche che non fotografai.

Forse un anno era passato quando una fattona davanti al Piper mi fermò per chiedermi qualche soldo. Frequenti incontri di quel periodo romano con l’eroina che impazzava e ogni tanto ne ammazzava qualcuno.

Rimasi dolorosamente sorpreso nello scoprire che era Dunia a biascicare di volere mille lire e me la portai dentro il bar lì accanto. Ci parlai a lungo anche se per esperienza sapevo che non una chiacchierata l’avrebbe potuta aiutare.

Le allungai un po’ di soldi e a lei non pensai più finché la mia mania per i disegnatori erotici mi mise di fronte un suo ritratto come protagonista di un fumetto erotica che stravolgeva di poco anche il suo nome: Druna.

L’autore era quello stesso che l’aveva avuta alunna a Belle Arti e poi l’aveva assunta come modella.

Superfluo dire che me li comprai tutti e così feci per anni via via che uscivano.

Quaranta anni passati finché qualcuna mi parla di un post in Facebook che parla del Piper Club. Faccio scorrere i numerosi commenti poi mi soffermo su uno firmato Dunia.

Mai più incontrato quel nome in tanti anni, così sotto aggiungo “Se tu sei Dunia, io sono Pino Cino” e aggiungo il mio telefono come messaggio privato.

Il giorno stesso mi chiama festosa di avermi ritrovato e dopo una bella chiacchierata come due antichi amici mi raggiunge a casa la domenica seguente.

Divenne una habitué dei gruppi domenicali, portò qualcun altro con sé qualche volta e fece in quell’ambito nuove amicizie.

Di lei si possono trovare suoi pezzi biografici privi di pudori o remore, come il suo carattere era, sulle pagine del Decameronrsocial.

Non aveva avuto una vita fortunata ma sorrideva facilmente. Oltretutto combatteva con un cancro, faccenda  che ti dispone a non dare spazio ad apparenze inutili.

Smise di venire quando arrivò una nuova fase di chemio e così la trovarono morta sul divano con una birra accanto e cane e gatto che cercavano di non fare entrare nessuno.

Scrivere queste righe è stata una fatica immonda per un cecato quale io sono ma dovevo questo ricordo a Dunia e ai bei regali della vita.

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