RICORDO DI STEFANO CARATENE di Paolo Paci

 

 

Caratene non era una persona  comune. Era un mago. Maestro del disegno, suonava il “clarone”  (clarinetto basso) ed era un gran viaggiatore del mondo circostante e di se stesso, un vero entronauta.

 Esisteva a Roma un gruppo di giovani artisti  che venne a formarsi per forze naturali, figli andati via di casa, senza un obiettivo preciso che si riunivano intorno al Flipper Poker d’Assi al bar di Toto, dietro Campo’ de Fiori, provenienti da diversi quartieri della citta’.

Erano anni di esplorazione di un nuovo modo di vedere il mondo e la vita. Anni in cui tutto veniva messo in discussione.

Si fumava hashish, si sperimentava con LSD e con l’anarchia esistenziale quotidiana.

Con l’LSD la visione del mondo cambio’ irrimediabilmente, per sempre. 

Stefano era uno di loro e benche’ sostanzialmente un solitario,  amava la compagnia dei suoi amici. Ma infatti eravamo tutti un po’ cosi’.

Stefano viveva nella soffittina, una soffitta in via dei Cappellari che aveva trovato durante una delle sue esplorazioni urbane e che per arrivarci bisognava fare 5 piani di scale sostanzialmente al buio. Da quella soffitta Stefano partiva spesso di notte per viaggiare   sui tetti di Roma. Nacque cosi’ il personaggio di Gattomo…un tipo che, appunto, va in giro per i tetti di notte. Ogni tanto i vicini chiamavano la polizia. 

Nella soffittina si passarono molte notti a fare o ascoltare musica e disegnare o fare ognuno quello che gli pareva. Ognuno nel suo trip, come si diceva.

DISEGNO ERGO SUM, mi disse una sera, mentre disegnava una delle sue complicate storie a fumetti e si parlava dell’importanza del disegnare e della forza terapeutica del creare, del lasciare che la mano vaghi per la superficie bianca e automaticamente vada creando il riflesso del disegno interiore. In questo Stefano era il piu’ bravo di tutti.

Stefano era un vulcano di creativita’ con penna e matita, ma anche la musica era il suo forte. Durante la notte lo si poteva sentire in qualche vicolo di Trastevere o Campo de’ Fiori soffiare nel suo clarone con dei bassi impressionanti e suoni gutturali, che poi erano parole d’amore per la vita dette nel becco dello strumento. Aveva uno stile personale, che a volte ricordava Eric Dolphy.

 Spesso ci riunivamo a suonare, a volte sotto ponte Sisto, a volte al teatro La Fede a Porta Portese, a volte nella sua soffitta il cui lucernaio dava sul cielo, finestra sull’immenso, pista di decollo di molti viaggi interstellari.

Da questa finestra Stefano nel silenzio della notte leggeva le stelle, la loro luce, il loro movimento nell’universo e metteva in relazione il tutto. Divenne un bravissimo astrologo. Spesso parlava in forma Alchemica che, a chi non sapeva, risultava incomprensibile. Una lingua da matti. Fra le carte dei Tarocchi Stefano scelse di essere il Matto, probabilmente per essere lasciato in pace dall’uomo comune, la gente del mercato di Campo de Fiori che lo vedeva passare tutti i giorni, o certi frequentatori del vinaio dove lui andava a trovare gli amici ma non beveva. Stefano non beveva. “Quello e’ matto”…dicevano non sapendo che la sapeva di gran lunga molto piu’ di loro, ma lo dicevano con affetto e simpatia accettando le sue stranezze.

Assunse presto la visione magica della vita. Le interconnessioni delle casualita’, gli interventi planetari, i viaggi interiori alla ricerca della quasi sicuramente incontrata Illuminazione, ripercorrendo il cammino dell’Eroe in cerca dell’Oro Alchemico lo presero sempre piu’. Sempre piu’ interessato allo spirito e meno alla materia.

“Non si vive di solo spirito” gli disse una volta Gabriella…

Erano anni di proteste e conflitti politici. La guerra in Vietnam, i movimenti studenteschi, le comuni, il ’68… anni di cambiamenti che non avvennero pacificamente. Stefano non era impegnato politicamente e pur essendo dalla parte giusta della liberta’ individuale e della giustizia sociale non si definiva se non ridendo e ridicolizzando il potere istituito, le tradizioni. le religioni, i luoghi comuni.

Durante una di quelle giornate di tensione Piazza Farnese si era riempita di camionette di polizia e carabinieri, pronti ad invadere Campo de Fiori e manganellarci a tutti.

Stefano riusci’ in qualche modo ad arrampicarsi su una delle fontane, quella a destra guardando Palazzo Farnese, con i materiali necessari per costruire un aquilone.

La fontana fu circondata dai poliziotti e il commissario comincio’ ad ordinare: “Scenda subito dalla fontana!”….“Aspetti che devo finire il Cervo Volante.” Rispose Stefano, facendo il Matto.

Comincio’ cosi’ uno scambio esilarante di comandi assurdi e risposte ancor piu’ prive di senso che sconcertavano il commissario.

Tutto cio’ duro’ un tempo indefinito durante il quale i poliziotti cominciarono a ridere  fra di loro fumando sigarette e la situazione praticamente fini’ nel nulla. Il Cervo Volante fu portato a compimento e la polizia decise di non manganellarci.

Il potere dell’Assurdo, la forza del Dadaimo applicato, la Metafisica della realta’, la Patafisica giornaliera, attraverso Stefano si andavano  rivelavando alle masse…

Anche io viaggiavo. Uno di questi viaggi mi porto’ in Afghanistan, poi in Sud America dove rimasi quasi dieci anni e in seguito a New York dove vivo attualmente.

Quando vengo a Roma, non molto spesso, Campo de’ Fiori e’ ancora il mio quartiere e visitare Stefano nella soffittina di Via dei Cappellari e’ sempre stato una evento regolare.

Tornare alla soffittina ha comportato sempre molto piacere. Stefano ed io ci capivamo. Li’ il tempo non era trascorso e le mie memorie delle ore e notti passate in quello spazio  sono  vive e fanno  parte in parte di un certo modo di vedere le cose.  Mi faceva vedere i suoi ultimi disegni, i libretti fotocopiati e confezionati a mano. Mi faceva ascoltare gli ultimi CD registrati dove oltre che suonare il clarone cantava parole in liberta’, improvvisate sul momento.

Durante le  ultime visite si parlava di salute e del suo non sentirsi bene. Lo vidi preoccupato e per la prima volta, forse, alle prese con la materia… ma su questo non metterei la mano nel fuoco.

L’ultima volta  che passai a trovarlo una voce bassa e stanca mi disse attraverso il citofono di ripassare piu’ tardi.

“Ciao Paolo, no senti, sono stanco, mi sto riposando. Passa piu’ tardi…ciao, ciao”.

Purtroppo non ripassai e questa fu l’ultima volta che parlai con lui. Era il 3 Dicembre 2018 verso le cinque del pomeriggio. Non molto tempo dopo Stefano avrebbe cominciato il suo Viaggio, avrebbe finalmente potuto accertarsi se le cose stanno come pensava lui o no. 

Caratene ci lascia una gran quantita’ di opere fra disegni, dipinti, libri di magia, libri di viaggio in Afghanistan, fumetti in cerca della Verita’, sulla trasformazione della Materia, la ricerca dell’Oro, ed altre avventure cosmiche sempre assolutamente con un grandissimo senso del’Umorismo.

 In piu’ ci lascia diversi CD di musica, pezzi con parole piu’ o meno automatiche di susseguenza logica o no, sempre improvvisate a volte seguendo gli umori del momento storico, parole contro la Quarta Guerra Mondiale. La guerra dei Rambo. Ma anche parole d’Amore limpide e trasparenti. Stefano amava la vita ed il Sole e credeva nella Elioricarica. 

Aggiungerei per chi non conosceva Caratene, che  lui e’ il primo a destra nella foto guardando alla televisione una partita dei mondiali del 1982..La finale si svolse in Spagna. Italia – Germania Ovest … vinse l’Italia 3 – 1 . Era 11 Luglio 1982.  Photo: Fausto Giaccone

 

Amici al Bar Ferrazzoli, Piazza Santa Maria in Trastevere. Da sinistra: Luca, Yvonne, Carletto, Graziella, Eto, Massimo

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I miei articoli

2 risposte

  1. su Amazon si può comprare “Il sole suggerisce quello che la Luna riflette” di Stefano Carotenuto (Per gli amici Caratene)
    una serie di prose/poesie pubblicato postumo

  2. enio mi ritrovo a pensare a quanti compagni di strada che se ne sono già andati. proverò a scriverne per ricordarli.

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