POST TRIP TO AFGHANISTAN. Roma 1972
Episodio 1 Dove si parla di musica e di decisioni affrettate.
Alla fine degli anni 60 a Roma un gruppo di musicisti espatriati americani, Allan Bryant, Alvin Curran, Jon Phetteplace, Carol Plantamura, Frederic Rzewsky, fondo’ Musica Elettronica Viva (MEV). Nell’abisso noioso della musica italiana, con qualche eccezione di qualità’, il MEV era la cosa piu’ interessante non solo da ascoltare ma a cui partecipare. I loro concerti erano aperti alla improvvisazione e partecipazione del pubblico, spesso risultando in una gran confusione, a volte vere e proprie manifestazioni con interventi della polizia o taglio dell’elettricita’ per impedire le amplificazioni di quei suoni strani e provocatori. Non si trattava di Jazz o di Rock , quella era musica astratta i cui suoni progredivano improvvisando. Anche gli strumenti erano inventati e la innovazione era l’uso dei sintetizzatori per distorcere o cambiare totalmente i suoni di strumenti tradizionali. All’inizio degli anni 70 il gruppo si sciolse, non era mai stato un gruppo vero e proprio perche’ nel tempo, data la sua natura di non-gruppo, i musicisti si susseguivano. Del gruppo originale a Roma era rimasto solo Alvin nella cui soffitta ci si riuniva con alcuni amici ad ascoltare i dischi di Coltrane, Mingus, Coleman, Archie Shepp, Sun Rah…Con Alvin si decise di continuare il MEV originale formando il MEV2. Eravamo in sette Alvin, FB, AF, CC, SB, YS ed io. Alvin era l’unico vero musicista fra di noi ed il motore trainante di quella idea che duro’ un solo inverno. Suonavamo nella cripta di una chiesa protestante americana che ci permetteva di utilizzare quel grande spazio gratuitamente. Inventammo strumenti bizzarri, reti metalliche il cui suono veniva amplificato con dei piccoli amplificatori a contatto, una marimba africana, un violino amplificato che nessuno sapeva veramente suonare… Anche usavamo strumenti tradizionali, sassofoni, trombe, un clarinetto, flauti ed i tamburi che avevo portato dall’Afghanistan e naturalmente il sintetizzatore. Il tutto era molto “sperimentale”. Cominciammo a dare concerti, uno dei quali nella cripta della chiesa, duro’ ininterrottamente due giorni e due notti. La gente andava e veniva, molti cominciarono a portare i loro strumenti e partecipare. Fu un successo ma termino’ la nostra relazione con la chiesa. Cominciammo a dare concerti in teatri, clubs, universita’. Alcuni con successo altri con definitivo disastro. Quello al Teatro Comunale dell’Aquila fu un successo. Cominciammo a suonare per la strada ed entrammo al teatro seguiti dal pubblico. Questa idea piacque molto e ci assicuro’ la simpatia della gente. Quello fu anche l’unico concerto che aveva una parvenza di struttura. Fu una mia idea di concordare un inizio comune per poi partire con le improvvisazioni e vedere che succede. Certamente non una idea originale… ma funziono’. Un disastro invece fu al Teatro di Pistoia durante il quale qualcuno del pubblico comincio’ a gridare “Andate a studiare musica, andate al conservatorio!!” Non aveva tutti i torti ma Alvin comincio’ a suonare Vivaldi al pianoforte provocando le risa, grida e proteste del pubblico. All’inizio dell’estate a Roma un ladro rubo’ il sassofono di SB. Un sax tenore Selmer. SB ando’ alla stazione di polizia e denuncio’ il furto. Due giorni dopo fu chiamato per riconoscere un sassofono recuperato la notte prima. Il sax era il suo ma per poterlo riavere doveva sporgere una denuncia contro il giovane ladro che era seduto a pochi metri di distanza. Firmando la denuncia SB avrebbe riottenuto il sax ed il ladro sarebbe finito in prigione. SB non firmo’ quella denuncia. Non se la senti’ di mandare qualcuno in prigione e perse il sassofono. Decise di tornare a casa in Svizzera e quella fu l’ultima volta che lo vidi. Erano anni quelli in cui credevamo che tutti i carcerati fossero prigionieri politici. Cominciarono le “vacanze”. Alvin torno’ negli Stati Uniti per qualche mese e noi andammo alla casa al mare della famiglia di Carla con l’intenzione di suonare, prendere il sole e decidere che musica fare nel futuro. Il posto era molto bello con la vista dall’alto del mare Mediterraneo, una piccola spiaggia praticamente privata e la possibilita’ di innumerevoli bagni e nuotate durante una delle quali FB fu preso da una corrente maligna trovandosi a punto di annegare. Fu salvato da YS, grande nuotatrice, che nuotando contro corrente lo riporto’ a riva sano e salvo. Si passava il tempo in lunghe discussioni teoriche e non si suonava ma si parlava di come si sarebbe dovuto suonare, la relazione fra musica e popolo, la musica e la situazione politica italiana. Era inevitabile che quel ritiro al mare non stava dando i frutti sperati. Non capivo come si potesse perdere tempo in parole e discussioni invece di dirsi le stesse cose suonando. Si arrivo’ ad un punto di rottura in cui YS ed io ce ne andammo in cima ad una montagna per riordinare le idee. Quella storia stava finendo. Tornati alla casa scoprimmo che FB in preda ad una delle sue furie era montato sul suo pulmino Volkswagen e se ne era andato lasciandoci tutti a piedi. YS ed io tornammo a Roma in autostop. Fine della musica.
A Roma faceva caldo. YS accetto’ un lavoro con un regista australiano che stava rimontando i films di Charlie Chaplin componendo nuove musiche. Torno’ in Olanda e si muoveva fra Amsterdam e Londra dove il regista aveva lo studio di montaggio e registrazione. Io rimasi a Roma. Roma in estate e’ ideale per la solitudine sopratutto per camminare di notte nel silenzio dei suoi vicoli rotto solo dal rumore dell’acqua delle fontane.
Una notte, davanti alla Fontana delle Tartarughe, chissà’ forse preso dal principio taoista degli opposti e visto che le tartarughe sono lente, presi una decisione avventata. Andare via dalla citta’ verso le montagne dell’Umbria dove un gruppo di amici aveva comprato una antica casa colonica e circa 20 acri di terra da coltivare. Niente di nuovo in quegli anni che videro il sorgere di molte “comuni agricole” non solo in Italia ma in tutto il mondo occidentale. Non era solo una fuga dalle citta’ ma da una intera societa’ che non riconoscevamo e nella quale stavamo stretti.
MEV 2. In basso a destra CC suona il flauto basso, io al pianoforte con il sintetizzatore, YS alla batteria afgana, a sinistra alla marimba amplificata FB, sullo sfondo con il suo sassofono appoggiato a terra SB e dietro suona la cornetta AC, Alvin. La foto è stata scattata da AF.
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