PERSONAGGI E INTERPRETI, Caracas 1979 serie Tropical

AVVENTURE TROPICALI
Cracas 1979
Un giorno mi fu presentata una giornalista spagnola. La chiameremo Blanca, perche’ ho dimenticato il suo nome. Era la classica bellezza spagnola dagli occhi scuri e lo sguardo tagliente. Capelli neri, lucidi e ricci un po’ lunghi che le carezzavano la base del collo. Blanca stava cercando un fotografo per una intervista con un personaggio conosciuto  del Jet-set spagnolo. Un attore venezuelano che aveva fatto carriera in Spagna con i films di serie B passando velocemente da una donna all’altra, moderno seduttore di attricette, ma non solo.  Ovviamente le sue predilette erano le donne ricche che dopo aver sedotto spremeva ben bene, esperto nell’accondiscendere ai loro sciocchi capricci. Alcune le aveva anche sposate, matrimoni che erano durati finche’ le donne si erano rese conto dell’errore commesso. In genere un anno o due. Era un gran spendaccione e si inventava business tipo discoteche o music bar investendo soldi non suoi. La sua ultima impresa lo aveva fatto finire in galera per frode, con grande scandalo su tutte le riviste spagnole di pettegolezzi tipo Hola, Cosmopolitan, Mujer…etc etc.
Si era fatto un mesetto di galera finche’ la sua donna, una attrice piu’ famosa di lui, aveva pagato la cauzione per farlo uscire, con la condizione di presentarsi due volte al mese alla questura locale. Naturalmente lui fra una visita e l’altra fuggi’ in Venezuela e torno’ a vivere con suo padre, un immigrato napoletano, in un quartiere popolare di Caracas. Come c’era da aspettarsi una volta a Caracas aveva trovato e sedotto una ereditiera con molti soldi e poco cervello che gli aveva aperto le porte del suo bell’appartamento e del suo conto in banca. E’ in quell’appartamento che ho conosciuto Spartaco Garibaldi Santoni. Ci venne ad aprire la porta con un gran sorriso professionale mostrando una dentatura perfetta. Sulla quarantina, un po’ appesantito ma ancora “un bell’uomo”, come si dice. Più alto di me, capelli neri brizzolati e baffo fino e curato, una via di mezzo fra Victor Mature e Omar Shariff, camicia di seta , calzoni ben stirati e mocassini senza calzini. Al polso aveva un Rolex d’oro da 20mila dollari o piu’, un regalo dell’attuale conquista. L’appartamento era pieno di accozzaglia lucida, brillante ed inutile, specchi e vasi di fiori, divani e cuscini. Dell’intervista ricordo poco e niente. Parlavano degli scandali amorosi, dei problemi di bigamia, dei soldi della ex moglie, della fuga in Venezuela… cose da play boy. Ma in fondo Spartaco questo era: un play boy autodidatta, un avventuriero situazionista, nel senso di approfittarsi di volta in volta delle situazioni che gli si presentavano. Cosi’ era andato avanti dai 17 anni in poi, quando lascio’ la casa paterna, senza una educazione formale ma solo quella della vita, arrangiandosi fino a crearsi un nome nel mondo del jet-set e del cinema spagnolo sia come attore che come produttore, anche se di serie B. Devo dire che era un simpatico imbroglione e ci sapeva fare con gli ospiti, si vedeva che era un ottimo manipolatore ed un bravissimo bugiardo. Anche con senso dell’umorismo. Un attore esperto e a tratti geniale .
Alla fine dell’intervista arrivo’ la sua donna, Graciela, anche lei sulla quarantina, forse meno. Anche lei po’ sovrappeso, super truccata, in jeans e maglietta. Ci offri’ della birra e si fece un po’ di conversazione banale. Si rivolgeva a Spartaco dicendo “my amor”. Completamente assuefatta d’amore e certamente di sesso soddisfatta, pendeva dalle labbra del suo play boy e lo carezzava seduta accanto a lui sul divano. Lui la lasciava fare come un gatto che decise ide di lasciarsi accarezzare. Non vedevo l’ora di sparire e quando l’ora arrivo’ tirai un sospiro di sollievo. Saluti, piacere, hasta luego, hasta la vista, adios… Sulla soglia Spartaco mi chiese uno scambio di biglietti da visita, rito che effettuammo senza problemi.
Blanca era contenta, aveva la sua intervista piena di dettagli piccanti che avrebbe venduto facilmente. Delle 36 diapositive che scattai ne scelse alcune di quelle con Graciela, la nuova fiamma, seduti sul divano giallo, qualche primo piano di lui e un paio sul terrazzo. Le altre, circa una ventina, le misi in un cassetto. Spartaco mi telefono’ qualche tempo dopo. Voleva vedere le foto che Blanca non aveva scelto. La sera arrivo’ puntuale al mio studio in compagnia di Graciela. Le foto erano quasi tutte buone e fra un gridolino e un sorriso convinse Graciela a comprarle. E che bei colori, e come l’appartamento si vede di classe, e come lei e’ bella alla luce del pomeriggio etc etc… Un vero professionista dell’adulazione. Aveva bisogno delle foto per mandarle alle riviste di pettegolezzi in tutto il Sud America e Spagna, calcolando un rientro trionfale nel mondo del Jet-set. Graciela non fece problemi, anzi era contenta, prese il libretto degli assegni e pago’ le fotografie. Pensai che la storia fosse finita li’, invece no. Aveva in mente un servizio fotografico di lui e Graciela campeggiando a Cayo Sombrero, un’isola allora deserta le cui sabbie bianche erano ricoperte di palme. Oggigiorno l’isola fa parte del Parco Nazionale di Morrocoy, ma allora non apparteneva a nessuno.
Ci mettemmo d’accordo per andarci una settimana dopo.
Intanto la mia amica Alessandra aveva sviluppato un’amicizia con Graciela, che aveva un negozio in un centro commerciale di Caracas dove vendeva i tessuti stampati che Ale produceva in serigrafia, cosi’ decidemmo di andare in quattro. Spartaco disse di avere una tenda grande con due “stanze” separate e quindi c’era posto per tutti.
Fu cosi’ che la mattina della partenza ci recammo all’appuntamento con le nostre amache e macchine fotografiche. Spartaco e Graciela ci stavano aspettando appoggiati ad una Mercedes bianco latte. Subito Spartaco volle essere fotografato davanti all’automobile, di Graciela, incrociando le braccia e mettendo in mostra il Rolex d’oro da 20mila dollari. Insomma voleva dare l’immagine di ricchezza, nonostante la fuga ingloriosa dalle reali galere spagnole. Graciela in maglietta e “hot pants”, quei calzoncini cortissimi che andavano di moda a quei tempi e che mostravano generosamente  le nalghe del culo. Fatte le foto ci mettemmo in viaggio verso un paese della costa dove Spartaco diceva di avere una barca.
Il viaggio prosegui’ senza avvenimenti particolari e qualche ora dopo stavamo abbordando “La Concha”, un motoscafo a due motori Yamaha di cui Spartaco diceva di essere il proprietario in comune con il suo grande amico Guerra, un architetto decoratore spagnolo che lo aveva seguito da Marbella attratto dalle facili possibilita’ economiche del Venezuela di quegli anni. Un altro imbroglione trafficone che in futuro distruggera’ in un incidente una Dodge pickup che gli avevo prestato, senza mai rimborsarmi o sostituirla con un altro autoveicolo (li mortacci suoi).
Nel gergo popolare spagnolo la “concha” sarebbe la fica, e “la concha de tu madre”, ovviamente, e’ una offesa. Pero’ puo’ essere anche un nomignolo per una donna, e questo era il senso del nome in quel caso, cosi’ almeno spiegava Spartaco. Graciela intanto era tutta hot pants e gridolini e Spartaco era perfetto nella parte di Capitano del motoscafo. La traversata duro’ un paio d’ore, a bordo c’era una ghiacciaia piena di birre, vino e spumante. Una cassa conteneva l’attrezzatura da campeggio comprese pentole e padelle. Spartaco aveva pensato a tutto, c’era una cucina completa di pollo e bistecche. Arrivati a Cayo Sombrero si scelse un buon punto per accamparci, sotto le palme a pochi metri dal  mare. Un vero paradiso. La tenda era effettivamente enorme, verde scura sembrava una tenda militare ma era una Coleman, una delle migliori sul mercato, con veranda e finestre panoramiche. Graciela mise su un bikini ristrettissimo  mattendo in mostra amplie curve e grosse tette, Spartaco in calzoncini da surfista mostrava il petto peloso e della ciccia intorno ai fianchi, la cosi’ detta “ruota di bicicletta” che lo imbarazzava un po’ ma c’era poco da fare, sarebbe venuta comunque in fotografia, pensavo… ma lui la sapeva piu’ lunga di me.
Al tramonto c’era una luce bellissima, le ombre si allungavano sulla spiaggia e tutto assumeva un colore rosa pallido che volevo catturare nelle foto. Chiamai Spartaco e Graciela  per fare un po’ di foto sulla spiaggia. Entrarono nell’acqua fino alle ginocchia e cominciai a scattare. Spartaco era un modello professionista, sempre alzava le braccia verso il cielo in segno di sorridente saluto e questo faceva si che la ciccia sui fianchi, la ruota di bicicletta, in qualche modo sparisse e lo facesse apparire piu’ magro. Abbracciava Graciela e la girava sempre in modo che mostrasse la parte piu’ sexy e fotogenica, di solito di tre quarti da dietro, cioe’ le nalghe, che non erano male…
Dopo la sessione fotografica Spartaco cucino’ del pollo fritto. Io feci un buco nella sabbia umida, trovai delle pietre da metterci intorno e preparai un bel fuoco. Il pollo era ottimo, Spartaco era anche un buon cuoco, uomo dalle molteplici qualita’ una delle quali fu evidente quando, calata finalmente la notte, andammo a dormire dopo aver bevuto una bottiglia di vino ghiacciato.
Passo’ poco tempo quando cominciarono i mugolii di Graciela, mugolii che poco a poco diventarono gridolini per poi tramutarsi in veri propri gridi di piacere. Alessandra ed io dall’altra parte della tenda ci guardavamo e ridevamo in silenzio. Spartaco stava lavorando seriamente e Graciela era tutta un orgasmo. Poi passarono alle volgarita’, alle frasi senza freni ne’ censure. Quelle le lascio immaginare.  Poi finalmente il silenzio della notte, rotto solo dal dolce scroscio delle onde, il canticchiare delle cicale e delle ranocchiette tropicali.
La mattina dopo Spartaco aveva le occhiaie ma Graciela era tutta un sorriso. Gli orgasmi le avevano fatto bene. L’isola era deserta e decise di fare il bagno nuda. Non era poi cosi’ male, solo incredibilmente tonta.
Verso le undici arrivo’ una barca di pescatori di aragoste e ne comprammo un paio. Erano vive e mi guardavano negli occhi con grande interesse e sinceramente un po’ mi passo’ la voglia di mangiarle, ma la vita e’ cosi’ pensai “mors tua, vita mea”… Preparammo di nuovo il fuoco e si mise a bollire un pentolone di acqua di mare. Quando acqua bolliva al massimo Spartaco mi disse di buttarci dentro le aragoste. Vive? Fu la mia risposta, mai! Che orribile crudelta’… meglio mangiarsi un panino al formaggio!
Il pescatore mi diede una dritta “Hay qui emborracharla con el Ron”, mi disse. Dovevo ubriacarle di rum, cosi’ avrebbero fatto una dolce morte. Piano piano cominciai a farle bere e pochi minuti dopo, completamente ubriache, finirono nel pentolone. Inutile dire che erano buonissime, cotte nell’acqua salata del mar dei Caraibi, accompagnate dal succo di limoni verdi. Intanto fotografavo i miei clienti in tutte le posizioni sorridenti, innamorati, pensativi, Graciela in topless con le tette al sole. Il tutto profumato di un certo erotismo leggermente provinciale. Spartaco era sempre bravo a mettere in mostra il Rolex, status symbol di persona di un certo benessere e potere. La notte trascorse come la precedente fra gridolini e urletti di piacere. Che energia! Pensai.
Passarono cosi’ alcuni giorni durante i quali scattai una valanga di fotografie. Sulla barca, sotto le palme, nell’acqua, sdraiati, abbracciati… Una cosa rivoltante ma era un lavoro…Per mia fortuna ogni tanto riuscivo ad allontanarmi e dedicarmi all’osservazione dei pesci tropicali che per nulla intimoriti dalla presenza dell’umano , anzi, piuttosto incuriositi, venivano a toccare col loro naso la punta delle mie dita.. Finche’ arrivo’ la mattina della partenza. Mentre smontavamo la tenda Spartaco chiese a Graciela se aveva preso lei il suo Rolex. Strano, pensai, non se lo toglie mai…
No. Graciela non lo aveva preso ne’ visto. “ Ma se lo ho lasciato qui!” Disse indicando il tavolinetto da campeggio… “Sara’ caduto nella sabbia!” Comincio’ a dire Spartaco…
Inizio’ cosi’ una ricerca  frenetica fra la sabbia. Niente. Dopo piu’ di un’ora di tentativi il Rolex non si trovava. “Chissa’ dove e’ finito, sepolto dalla sabbia… non lo troveremo mai” …e giu’ imprecazioni di varia natura. Spartaco si vedeva nervoso.“Ora dira’ che lo abbiamo rubato noi”, pensai, ma non fu cosi’. Graciela era serissima, niente piu’ mugolii ne’ gridolini, solo occhiate serissime e preoccupatei…
Il tempo passava sull’isola deserta e bisognava decidere se rimanere e continuare a rallestrare la spiaggia  o considerare il caso chiuso e fare le tende e partire. Ale ed io facevamo la nostra parte con le mani nella sabbia cercando di rimanere estranei alla vicenda. Spartaco ogni tanto si allontanava ad imprecare sotto qualche palma.  Alla fine pero’ decise che tutto era perduto e partimmo senza il Rolex. Il viaggio di ritorno avvenne sotto l’egida del silenzio.
Passarono un po’ di giorni finche’ un pomeriggio Spartaco si presento’ da solo al mio studio per vedere le foto di Cayo Sombrero. Ne compro’ un bel po’ e pago’ con un assegno firmato da Graciela. Apparentemente il broncio duro’ solo un giorno o due ma poi la forza dell’amore  riprese il controllo della situazione con i suoi dovuti orgasmi che tutto addolciscono, anche la perdita di 20mila dollari sotto forma di orologio d’oro.
Spartaco mi telefono’ qualche tempo dopo. Lui e Graciela sarebbero partiti in crociera per New York sulla Queen Elizabeth con l’intenzione di andare a fare baldoria allo Studio 54 e voleva che facessi un servizio fotografico della loro partenza in grande stile.
Fu cosi’ che li accompagnai al porto della Guaira dove era ormeggiata la Queen Elizabeth, bianca, maestosa, bellissima nave per turisti di lusso. Graciela aveva in testa un enorme cappello bianco Panama che la faceva sembrare un fungo e Spartaco aveva un doppio petto di lino candido, camicia blu aperta sul petto peloso dove brillava una catena d’oro. Un nuovo regalo? Li fotografai sulla passerella con  le  braccia alzate salutando una folla che non c’era, baci e sorrisi pieni di rossetto. Li fotografai sulla tolda della nave guardando verso l’orizzonte marino, li fotografai nella loro cabina elegante e dal mobilio noioso e banale. Spartaco mi disse che quel viaggio era molto caro e che i biglietti li aveva pagati lui, tutto il resto era a spese di Graciela, raccomandandosi di fare un buon lavoro con le foto perche’ ci doveva recuperare l’investimento. Finalmente la nave salpo’ e per un paio di settimane uscirono dalla mia vita.
Il ritorno fu altrettanto vistoso. Andai a prenderli all’aeroporto di Maiquetia con la Mercedes guidata dall’amico Guerra. Vestiti alla moda di New York, con camice a fiorelloni psichedelici, pantaloni a zampa di elefante e stivaletti a punta col tacco alto.
Grandi sorrisi mentre li fotografavo all’uscita della dogana accompagnati da un facchino che trasportava le loro valige strapiene di acquisti americani. Quella era l’epoca in cui i venezuelani con soldi amavano andare a fare shopping negli Stati Uniti. Sopratutto a Miami, ma New York era una meta piu’ raffinata. Appena fuori l’aeroporto Spartaco si tolse la giacca per la foto davanti alla Mercedes, incrocio’ le braccia  per nascondere la pancia che gli era cresciuta con la bella vita di New York e al suo polso apparve scintillando un Rolex d’oro. Gli chiesi se lo aveva ritrovato e dov’era, visto che lo avevamo cercato tanto sull’isola…
“No, chico…” mi rispose (ma io già sapevo la risposta) , “Graciela ha insistito per regalarmene un altro. Lo ha comprato al negozio della Rolex sulla Quinta Avenue.”
Sono passati quasi quaranta anni, Spartaco continuo’ le sue avventure di Play Boy, lascio’ Graciela, si mise con un’altra donna ricca e tonta, la convinse a finanziare una discoteca a Caracas dove ogni tanto mi chiedeva di andare a fotografare gli ospiti famosi dove fra gli altri conobbi Margaux Hemingway, a Caracas per le scene di un film. Poi la disco falli’ e Spartaco fuggi’ in Spagna dove intanto la sua situazione legale si era risolta. Divenne un personaggio centrale delle notti di Marbella, fra una disco e l’altra, fra una ereditiera e l’altra. La sua carriera fini’ con la sua morte il 3 Settembre 1989.
Ovviamente, come allora, ancora oggi sono convinto che il Rolex non ando’ mai perduto ma fu strategicamente nascosto da Spartaco che fece tutta la commedia dello smarrimento con la freddezza calcolata del simpatico lestofante avventuriero. Venduto a peso d’oro servi’ a finanziare quel primo viaggio a New York, da cui comunque Spartaco torno’ con un altro Rolex al polso.


SPARTACO

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