Parte II – Tredici anni a Roma

Ecco la seconda parte, che contiene alcuni capitoli gia pubblicati sul decameron separatamente. Per ragioni di continuita’ non li ho editati….
Ritornammo a Roma e fummo ospitati alla casa estiva di zio Vittorio a Ostia. Nel 1958 fu deciso di mandarmi al collegio per orfani della marina militare Caracciolo, a Sabaudia, poco lontano da dove Fred aveva assunto la direzione del villaggio turistico Lilanda’. Avevo dodici anni, Fiorella lavorava all’ambasciata americana a via Veneto, Edoardo era andato militare volontario, Mariella trovò lavoro con Anticoli a Tivoli.
Quell’anno in collegio fu un vero incubo per me… Innanzitutto la vita militare, l’educazione fisica e addestramento, ma principalmente per la pederastia di certi sott’ufficiali e le loro cricche di ragazzini. Mi davano molto fastidio, tanto che cercavo spesso di ritirarmi all’infermeria fingendomi malato, dove poi passavo il tempo disegnando. Andavamo ad allenarci in un campo esterno dove c’era una nave finta, la base in cemento, con alberi di legno e tutte le cordature, circondata da piste per le corse. Un giorno, rientrando in caserma tutti in fila, io essendo tra i più alti ero alla fine, e decisi di scappare.
Mi feci il giro del lago finendo all’albergo dove c’era Fred. Lo supplicai di tirarmi fuori, ma lui non ne volle sapere, e riportatomi indietro, finii in cella di punizione. Mamma venne a trovarmi con Mariella e Cristina, e poi, finito l’anno scolastico, passai l’estate con Fred all’albergo, dove lavorava, sul lago, e mi presi una cotta per una ragazza tedesca molto carina, che, turista con la famiglia, poco dopo se ne andò.
Un’altra casa, quella di zia Lia a Vitinia, divenne disponibile e ci spostammo un po’ più vicino a Roma… Con Fiorella che lavorava all’ambasciata, Edoardo che contribuiva finanziariamente, Mariella che aveva trovato impiego da Apa a piazza Navona, anch’io ottenni impiego con la TWA, prima a Ciampino, poi a Fiumicino. Finalmente ci potemmo permettere di affittare casa a Roma, in via Bencivenga 28, una traversa di via Nomentana verso Montesacro, in un complesso di 3 edifici a quattro piani tutti vicini. Una drogheria, un calzolaio e il baretto all’angolo. Fu un periodo duro per tutti, mamma chiedeva aiuto economico per noi figli, dall’altro lato Fred si lamentava della separazione dai figli stessi, e noi eravamo costretti a dividere con difficoltà i nostri sentimenti e affetti. Cristina faceva le elementari, mentre io potetti lasciare il lavoro e ritornare agli studi. Cercai di recuperare frequentando delle scuole medie private, mamma voleva facessi il ragionerie, mentre mio padre suggerì l’Istituto d’Arte, cosa che mi permise di scoprire tutto un mondo nuovo dal 1962.
Divenni grande amico di Silvano Cogliolo e Michele Gero, miei coetanei, figli di vicini, e tutta la famiglia andava a visitarli a casa loro per guardare la televisione in bianco e nero, che noi non avevamo. Noi ‘tre moschettieri’ uscivamo assieme andando a giocare i flipper in una sala da gioco su via Nomentana, dove c’erano anche tavoli da biliardo. Fui accostato da un tipo (frocio in the closet) che m’invitò a frequentare la sede del MSI. Quando una volta venne a chiamarmi a casa, mamma rimase impressa dicendomi dopo “Ma che ragazzo simpatico (aveva 4 o 5 anni più di me), perché non cerchi di essere più come lui?”. Mamma era di destra e votava per quel partito, a casa la sentivo spesso dire “Ah però, che oratore che era il Duce”, e quando si andava al cinema prima del film c’era la collana di documentari LUX che continuamente riproponevano immagini del passato fascismo. Ricordo le visite con i familiari, zii e cugini, con grandi pranzi… Notai che in casa dei nonni paterni, tutti i ritratti di famiglia incorniciati in giro per casa, a tutte le foto dei maschi, un piccolo particolare (un distintivo all’occhiello), era stato mascherato con un leggero tratto di penna biro. I Flores erano stati proprio fascisti, media borghesia, e pure la famiglia materna.
Credo che per me, fosse il fascino delle divise militari, con una penna stilografica a inchiostro blu, facevo disegni di soldati, mezzi armati e guerre, quando mi sedevo al tavolo della stanza da pranzo/salotto, anche la mia stanza da letto (Dormivo in un letto pieghevole in un mobile, che aprivo la notte, accanto a quello di Edoardo) a disegnare… Edoardo fu assunto dalla SELENIA una nuova compagnia di elettronica, e dopo prese un altro lavoro a bordo di una nave nei mari del nord. Fiorella si sposò con Toni Ferri, capitano in aereonautica, pilota solista delle Frecce Tricolori, ed’io ottenni la mia prima camera da letto privata. Appena più grande del mio letto e una piccola scrivania e sedia, con una finestra che dava sul cortile interno, affacciato da tante finestre. All’istituto d’arte cominciavo a conoscere persone veramente diverse da me ideologicamente (se d’ideologia ne avessi) e venni a conoscere veri amici comunisti o socialisti ecc. Un professore di pittura comunista che parlava così chiaramente, e ti comunicava le cose così facilmente, e un suo alunno preferito, un Romolo ‘Romoletto’ D., anche lui comunista ed ebreo, poi diventato mio amico. Era talmente dotato come grafico e pittore che m’impressionò davvero e volevo imitarlo. Viveva per conto suo in un seminterrato in un grande cortile circondato da alti palazzi, verso piazza Cavour. Una grande camera lunga tutta aperta, con vari tavoli da disegno e da lavoro, con pennelli e colori dappertutto, e infondo, un fornelletto elettrico sul quale si faceva il caffè e cucinava, e su una piattaforma elevata, il suo letto. Con mezze finestre che davano sul cortile e fornivano luce. Invece Mario Carboni frequentava l’istituto tecnico al piano inferiore e ci si conobbe al bar che tutti frequentavamo. Parlava con un forte accento Sardo, e anche lui di sinistra, pacifista, per la campagna per il disarmo nucleare di Bertrand Russell. Tramite un altro compagno, venni introdotto a Studio Enne, un buchetto in Trastevere dove conobbi tanti personaggi. Fabio Ciriachi e la sua compagna Amalia (Petta) Vingelli, Ovidio Federici, Aldo Piromalli, Michael Pergolani e la sua compagna inglese Angela, e tanti altri, pittori, scrittori, poeti, fotografi, e avventurieri. Fabio e Michael facevano servizi fotografici e scrivevano articoli per la rivista ABC, e poi per Playmen. Lo studio era una stanza, con bagno, una cucinetta e lo spazio per un letto, ma era sempre molto frequentato. A studio enne feci l’amore per la prima volta, con una Patrizia P., ballerina al teatro dell’opera, piccola piccola, con i capelli mori molto corti e molto carina. Non ne nacque nessun rapporto, e la persi di vista.
Naturalmente, la musica ebbe grande importanza come sfondo della mia gioventù, e parte della mia vita. Alla radio e in televisione si ascoltavano tanti diversi cantanti italiani, dagli ‘urlatori’, alla canzone Napoletana, gli stornelli romani, l’opera e la musica classica. Elvis lo avevo sentito in Spagna, e Fiorella ci aveva ballato ai suoi tempo, come pure mio fratello, per me ormai era roba vecchia, anche se buona, avevo scoperto Little Richard, Chuck Berry e Jerry Lee Lewis, e il rock assunse tutta una nuova dimensione. Alle feste fra compagni e compagne di scuola, si ballava con i successi di Paul Anka, Dean Martin, Perry Como, Celentano e i Ribelli, Mina, Ghigo e gli Arrabbiati, ballando il twist e il chachacha, oltre alla musica lenta per il ballo della mattonella e le pomiciate (per modo di dire, ce se provava, ma c’era sempre un parente attorno). Con il loro primo single, i Beatles divennero un fenomeno mondiale, la mia prima vera fiamma di quei tempi fu una ragazza conosciuta al mare a Ostia, Marina, Beatlemaniac 100%, era innamoratissima di George Harrison. Passavo le ore con lei al Belsito di Ostia dove mia madre divideva una cabina con le sorelle, ascoltando musica, e facendo disegni su maglette con pennarelli… la musica folk americana, con Joan Baez e Bob Dylan nel 62, il blues e il gospel. Nel 63 Dylan rilascia il secondo album, ‘Freewheelin’, e la musica assume tutti nuovi significati. Le lingue imparate all’estero mi vennero comode, e frequentemente ero chiesto di tradurre i testi di certe canzoni per chi parlava solo l’italiano.
Nel 63 la mia esperienza ‘on the road’, con Mario, Stefy (Oggi Manushya), e un capellone inglese di nome David, facemmo l’autostop fino a Napoli dove circolammo per un paio di giorni. Un paio di spinelli d’erba che erano stati fumati prima di partire, dell’amfetamina per motivarci e darci della carica. Dopo i vari passaggi con diverse macchine, arrivammo alla stazione centrale senza veramente avere una meta. Mangiato qualcosa, girovagammo cercando un posto tranquillo per spendere la notte (Con sacchi a pelo). Finimmo al lungomare, sotto un muretto, vicino a un lampione, suonando la chitarra e chiacchierando, mentre la città si addormentava. La mattina seguente con l’alzarsi del sole, Stefy ed io ci mettemmo a fare dei disegni con gesso sul marciapiede, mettendo fuori il berretto per le accettatissime donazioni dei passanti. Nel pomeriggio, una famiglia residente al lato opposto della strada, ci mandò da mangiare con tanto di maggiordomo. Una grande zuppiera piena di spaghetti al sugo, tanto pane, e una bottiglia di vino. Al ritorno facemmo la costiera e ci fermammo a Positano con amici di Shawn Philips, dove passammo la notte fumando erba cresciuta localmente, e suonando musica.
Fred era sempre stato vicino, anche se mamma non lo voleva in casa, Cristina ed io lo andavamo a trovare dove viveva lui, si andava fuori a mangiare, le paste, i regalini, qualche soldo in tasca. Nel 61 il suo lavoro divenne quello di manager dirigendo il personale della costosa villa affittata da Eddie Fisher e Elisabeth Taylor, durante le riprese di Cleopatra. La cosa gli venne utile l’anno dopo quando vendette una storia a una delle riviste, come i ‘segreti del maggiordomo in casa di Liz!’, con il ricavato pagò per il matrimonio di Fiorella, con ricevimento a via Veneto. Io andavo a trovarlo al lavoro e mi dava sempre soldi. Mi comprò un vestito di tela di seta sciantun, grigio argentato, che mi piaceva indossare con camicia e cravatta, mi comprava scarpe, impermeabile, e altrettanto faceva con Cristina.
Come tanti, passai il periodo Beatnik (Esistenzialista) quando mi iscrissi all’istituto D’Arte di Via Conte Verde nel 63, facendo ampio uso di sostanze che alterassero la mia realtà cosciente. Uppers & Downers, ne avevo sentito parlare nei giornali che era in uso tra i Mods e i Rockers che si scontravano a Brighton Beach in Inghilterra, ed ero curioso. Prima provai la Metedrina, piccole pasticche bianche con una croce sopra, si compravano legalmente in farmacia, e ti davano tanta energia.… Poi c’era il Revonal (Qaalude) che invece ti abbioccava e ti rilassava, anche ottenibile in farmacia, così come il Romilar (Sciroppo per la tosse)… E, sempre ai diciassette anni, scoprii finalmente l’erba e l’hascisc. La “Droga”. Aveva l’aria del Proibito, del Tabù, e tutti i giornali e settimanali ne lamentavano il dilagante uso. Conobbi un capellone americano a Trinità dei Monti, luogo che avevo preso a frequentare con amici, con sacco a pelo arrotolato e lo zaino sulle spalle, mi chiese “Hai mai fumato l’erba?”, e m’invitò a fumare uno spinello a Villa Borghese. Fattissimi, passammo le ore ridendo e guardando il tramonto… Poi, la prima volta che comprai dell’erba (Sempre a Piazza di Spagna), pagai 5.000 lire per una scatoletta di cerini, piena di zeppi, foglie e semi… che poi non sapevo nemmeno quanta usarne, e ne mischiavo porzioni minute con tanto tabacco sperimentando.
Nel 65 ci spostiamo a vivere in un palazzone di sei piani, con tante scalinate e tanto appartamenti, in via Lungotevere Dante 286, al terzo piano, Fiorella e Toni abitavano al piano di sotto a noi, affiancati da una lunga serie di palazzi simili. Era una traversa di Viale Marconi vicino allo stadio degli eucalipti, l’EUR, e l’ingresso dell’Ostiense. Finii l’anno scolastico allo stesso tempo dell’apertura del Piper Club. Quando nel 1965 aprì il Piper Club, già m’interessavo di musica, dal blues americano, il folk con Dylan e la Baez, al beat inglese con i Beatles, gli Stones, e tutti gli altri complessi… Finalmente avere un posto dove poterli sentire e vederli suonare dal vivo, fu un grande passo avanti per Roma. Ci andavo nel pomeriggio con Marina ancora minorenne, e ci si scatenava ballando per ore. Poi ritornavo la sera per i set notturni. Mi facevo i chilometri a piedi per arrivarci, facendo la colletta, chiedendo le cento lire, accumulando per permettermi il prezzo d’entrata. Divenni amico con Beppe F. che gestiva il sound system e le luci dalla cabina di proiezione. Gli piacevano i miei disegni e creai per lui un set di diapositive (Delle semplici forme geometriche colorate, Op/Pop/Mod) che utilizzò nei suoi light show. Conobbi Crocetta, e per lui produssi tanti disegni per il nascente Piper Market nello stile di Carnaby Street, dei costumi di scena per il complesso I Piper, e la copertina di un loro LP intitolato See-Saw. Conobbi i Rokes, e li andai a visitare un paio di volte alla loro casa sulla Cassia, e conobbi Patty Pravo quando frequentavo le prove con il complesso I Piper, a locale chiuso. Ricordo le lunghe camminate a piedi per tornare a casa dopo intense fumate intorno al club (Mai all’interno) con amici, camminando da solo, passando dalla stazione Ostiense e la piramide, per i mercati generali, poi San Paolo e Viale Marconi, con la musica che ancora mi rimbombava nella testa… La canna di hascisc e tabacco, formata come un imbuto, col cartoncino arrotolato come filtro, era di uso comune tra i miei amici, e io mi aggregavo a vari gruppi, che dopo il club, andavano a una casa o l’altra per continuare a fumare e ascoltare musica.
Vivevo con mia madre e sorelle Mariella e Cristina, e Fiorella e cognato al piano di sotto. Avevo la mia cameretta con letto, scrivania e sedia, un piccolo giradischi, una radio e un piccolo registratore a nastri GELOSO. Cominciai a tenere dei giornali/diario, dove scrivevo i miei pensieri, facevo disegni, e incollavo ritagli di giornali e riviste. Leggevo di tutto avidamente, Marx, Proudhon, Bakunin, libri sul Taoismo e Buddismo… e cominciai a leggere i Beat, Kerouac (On the road), Ginsberg (Howl), ecc. In casa avevamo una bella collana di libri, La scala d’oro, pubblicata negli anni 30, con racconti per giovani dai 6 ai 16 anni, pieni di illustrazioni, che mi riguardai attentamente studiandomi i diversi stili dei vari artisti, copiando e imitando quelli che mi piacevano. E poi c’erano i fumetti. Disney e la sua gang, che leggevo sin da piccolo, la Warner Bros. con Bugs Bunny, Wile E. Coyote ecc., poi Superman, Batman e altri supereroi, e MAD, e poi gli Italiani, Crepax, Magnus & Bunker, Jacovitti, ecc. Nel 69 scoprii ZAP, con Robert Crumb, Rick Griffin, Victor Moscoso, Spain Rodriguez, e i FREAK Bros. e Wonder Warthog, di G. Sheldon.
Fred ci era sempre stato poco lontano. Lo si andava a visitare d’estate a Scauri, o al Circeo, o a Ostia, e si andava fuori a mangiare a ristoranti. Avendo trovato lavoro come ‘Tour Agent’ alla Pierbusseti, un’agenzia di viaggi a piazza Esedra, e lo accompagnai in molti dei suoi giri turistici intorno per l’Italia e l’Europa… assieme a gruppi di Americani, Giapponesi, Tedeschi, Francesi, Inglesi e Italiani. Ischia, Napoli, Pompei, la costa Amalfitana, Roma, Tivoli e i castelli, Firenze, Pisa, Siena, Bologna, Milano, Torino e Venezia, Parigi, Londra, Dusseldorf e Lucerna.
Pacifista, e antimilitarista, non avendo nessun interesse di fare il militare, se mia madre non avesse insistito, ero pronto a lasciare Roma per andare a vivere a Londra. Invece feci il Corso ASC a Rieti, sognando la California e “L’Estate dell’Amore”, la Summer of Love degli hippie a San Francisco, (posto dove ultimamente nel 76 andai a vivere per 44 anni). Dopo tre mesi, caporale, passai a Cesano, da dove scappavo molte volte, mettendomi in borghese e facendo l’autostop fino a Roma, per andare a trovare gli amici e farmi delle belle fumate. Poi, i superiori mi sgamarono e mi misero sotto controllo, limitando le mie libertà di movimento. Da caporalmaggiore fui trasferito a Cormons, (Gorizia) al confine con la Yugoslavia, e poi gli ultimi tre interminabili mesi di naia, ma con il grado di Sergente, quindi con più autonomia, pasti migliori alla mensa sottufficiali, la divisa con camicie e pantaloni fuori ordinanza, e, un po’ di autorità sopra i soldati comuni, cosa che mi stuzzicava, ma non avevo ambizioni di potere. Tutto sommato, il servizio militare fu una grande perdita di tempo e basta, tempo che avrei potuto passare imparandomi il mestiere di Grafico Commerciale, il quale ultimamente diventai professionalmen

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