IL SANGUE DI STALIN

Le elezioni politiche italiane del 1953 furono tese e caratterizzate da polemiche e intrighi. Si lottava contro la famosa “Legge Truffa” che prevedeva modifiche alla legge elettorale. Anche se la struttura generale era rimasta immutata, il governo  (DC) aveva introdotto un “premio di maggioranza” di due terzi dei seggi alla Camera per la coalizione che avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, 50% piu’ uno ottenendo cosi’ automaticamente il 65%.
Il cambiamento fu fortemente contrastato dai partiti di sinistra e dai più piccoli alleati della coalizione DC, che non avrebbero avuto alcuna possibilità realistica di successo.
La nuova legge fu chiamata apposta Legge Truffa dai suoi detrattori, tra cui alcuni dissidenti di partiti di governo minori che fondarono gruppi di opposizione per impedire la valanga artificiale di voti alla Democrazia Cristiana.
Si votava il 7 Giugno e io avevo 8 anni e con mia madre e fratello e sorella eravamo in vacanza ad Ovindoli, un paesello arroccato a 1375 metri sull’Appennino abruzzese. Il paese era abitato essenzialmente da donne di tutte le eta’ costantemente vestite di nero lutto. Oltre alle donne c’erano bambini e bambine. Gli uomini maturi erano tutti emigrati chi in Argentina o all’America altri in Australia o Venezuela. Gli animali domestici giravano liberamente per il paese, polli e galline si mischiavano fra di loro durante il giorno ma ognuno alla fine conosceva il proprio pollaio cosi’ come le vacche dopo aver pascolato in liberta’ per l’altipiano dei pratoni, alle cinque del pomeriggio tornavano  indipendentemente ognuna alla propria stalla per essere munte. I grandi lavori dei campi come la falciatura del grano e la trebbiatura oppure la raccolta delle patate erano fatte da gruppi nomadi di falciatori e zappatori a pagamento i quali affilavano le loro falci sotto le mie finestre a colpi di martelletto su una piccola incudine. Ognuno aveva la sua. Per la trebbiatura veniva una gran macchina che da una parte divorava i covoni di grano e da un’altra  sputava  blocchi di paglia legati col fil di ferro mentre sul retro uscivano i chicchi di grano pulito che veniva raccolto in sacchi da 50 chili. Il tutto era messo in funzione attraverso una grande cinghia che ruotava intorno ad un perno sul retro di un trattore. Passavo ore a guardare i lavori dei campi. Mi affascinava specialmente la trebbiatura alla quale dedicai il primo rullino di fotografie scattate con la mia prima macchina fotografica, una scatoletta di bachelite marrone scuro marca Kodak. Il rullino era un Ferrania. Le foto sono andate perdute ma le ricordo quasi tutte. La cinghia, la grande macchina trebbiatrice, il trattore, il cane bianco e nero addormentato sotto un carretto, gli uomini con i sacchi sulle spalle…
Geograficamente Ovindoli si trovava sulla linea di separazione Nord-Sud della penisola, facendo parte piu’ del Sud che del Nord. Oltre che essere una linea geografica, quella linea rappresentava differenze storiche, economiche, culturali, linguistiche e gastronomiche e, in quel momento, politiche.
Il Nord industriale delle fabbriche piemontesi e lombarde ma anche delle campagne romagnole, toscane e umbre o marchigiane, gente che aveva sofferto la schiavitu’ della mezzadria, erano le “Regioni Rosse” delle sinistre con un forte Partito Comunista. Al Sud di quella linea c’era l’Italia rurale, regno della Democrazia Cristiana. La Santa Sede sosteneva attivamente la Democrazia Cristiana, predicando che sarebbe un peccato mortale per un cattolico votare per il partito comunista e scomunicando tutti i suoi sostenitori. In pratica, tuttavia, molti comunisti rimasero religiosi, pur essendo sostanzialmente anti clericali. Dal canto suo la Mafia minacciava di morte chi non avesse votato DC.
Il Partito Comunista scelse strategicamente Ovindoli per il suo ultimo comizio della campagna elettorale. L’Abruzzo era una regione rurale montanara, generalmente di centro destra per questo era importante in quel momento una presenza comunista per smuovere le acque e farle andare un po’ a sinistra. Era importante che la DC perdesse voti per bloccare la Legge Truffa..
Domenica 31 Maggio sin dalle prime ore del mattino il paese comincio’ a riempirsi di bandiere rosse e canti partigiani. Arrivavano sui camion e su vecchi autobus presi in affitto dal Partito, in macchina, a piedi. Avrebbe parlato il compagno Giuseppe di Vittorio, della CGIL, un uomo del Sud, un pugliese che sapeva parlare alla gente semplice e contadina. Il comizio sarebbe stato un grande successo. Sulla Piazza del paese era stato costruito un palchetto molto semplice pieno di bandiere rosse e italiane. Gli altoparlanti trasmettevano “Bandiera Rossa” a tutto volume, ma anche l’Internazionale e Bella Ciao.
Don Vincenzo, il parroco, aveva anticipato la messa alle sette del mattino, si era sbrigato a dare le benedizioni, aveva mandato i fedeli a casa e si era barricato in sagrestia dove pensava di passare il resto del giorno e della notte e non sarebbe uscito finche’ l’ultima bandiera rossa non avesse lasciato il paese lunedì mattina. Ninone era il punto di appoggio del partito ad Ovindoli. Si era occupato del palco, dei microfoni, dei parcheggi per gli autobus e camion giu’, verso i pratoni dove pascolavano le mucche. Forse era l’unico comunista del paese ma tant’e’ che quando il compagno Di Vittorio diede finalmente il suo comizio Ninone era sul palco insieme ai burocrati, il servizio d’ordine e le guardie del corpo. Negli anni a venire sempre mostrava la foto di quel momento che conservava accuratamente. Io da bambino avevo grande ammirazione per Ninone che nella vita faceva mille mestieri per andare avanti, il muratore, il tagliaboschi, operaio delle strade, e anche la guida montana sulle montagne locali. Conosceva sentieri e rifugi, con lui si viaggiava di notte per arrivare all’alba in cima alla montagna. Con lui salii sul Velino, il Sirente, la Majella… La notte portava con se una pistola, …”per i lupi, non si sa mai…” diceva.
Nel pomeriggio tutto era finito, io ero un po’ triste perche’ era come la fine di una festa. Le bandiere rosse erano state arrotolate, la gente si divideva in gruppi, andavano a mangiare panini sui prati o riempivano le osterie locali. Io avevo passato il tempo seduto sulle scale della piazza, da dove tutto sembrava il palcoscenico di un teatro, anche la musica non era male, quella canzone “Bandiera Rossa” non mi e’ piu’ uscita di testa. Al calare della notte ancora gruppetti di compagni giravano per il paese chi piu’ chi meno ubriaco e mi madre mi proibi’ di uscire. Ma durante la notte le cose andarono cosi’: verso le due del mattino Don Vincenzo fu svegliato da un forte bussare alla sua porta. Una anziana fedele era in punto di morte e i familiari volevano che andasse a dare l’estrema unzione. Don Vincenzo si guardo’ in giro, non vide nessuno, si mise la tonaca e i paramenti, afferro’ l’acqua santa e non senza apprensione , si mise in cammino. Strisciando lungo i muri cautelosamente, passando per i vicoli piu’ bui e stretti, vestito di nero sperava di non essere visto da qualche comunista. Ma non fu cosi’. Proprio mentre stava per imboccare Via dell’Assunta si scontro’ con un gruppetto di comunisti allegri e bevuti con ancora un fiasco di vino in mano. Uno di loro era Ninone il quale abbraccio’ stretto a Don Vincenzo e gli disse “ Dove vai? Compagno! bevi anche tu il rosso sangue di Stalin!” e cosi’ dicendo obbligarono il prete a scolarsi il fiasco di vino ed arrivare ubriaco al letto della moribonda gia’ morta.
Questo fu un grande scandalo del quale si parlo’ per tutto il giorno dopo, e negli anni a venire… Ma non fini’ li’. Ninone fu denunciato e si fece un paio di mesi in guardina. La Legge Truffa non passo’ perche’ la Democrazia Cristiana in Abruzzo perse l’8% dei voti invece di vincerli e non gliela fece ad arrivare al 50%+uno che gli avrebbe dato il “premio elettorale”. Della Legge Truffa non se ne parlo’ piu’, ma seguirono comunque anni di Democrazia Cristiana. Ah, dimenticavo, quel 1953 Sandro Pertini fu eletto deputato del Partito Socialista.

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5 risposte

  1. premetto che non sono italiana ma ne conosco bene la storia essendo figlia di un partigiano…
    quella che descrivi è un Italia e i suoi abitanti che avevano le palle e la voglia di battersi per un ideale… uomini e donne vere… purtroppo le nuove generazioni sono delle mezze seghe , ci includo i miei nipoti, con qualche eccezione!
    Ovindoli la conosco bene, ci andavo a sciare ma di quella gente che racconti, non ne è rimasto molto. Tanti pariolini a farsi le settimane bianche.

  2. un secolo fa. non esiste nemmeno più il Partito Comunista né la Democrazia Cristiana. c’era qualcosa in cui credere. solo rimasto è il clero e le sue truffe. gesuiti o meno.
    anche io ho memoria di quell’italia. abitavo a san Giovanni. mio figlio non sa neppure cosa fosse

      1. ANCORA? Di Pertini ce n’era uno. Se mi guardo intorno dispero di vedere un’altra figura altrettanto onesta.

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