Fato volle

Mi ritrovo a pensare come secondo i tempi che correvano e i diversi luoghi, gli umani si siano creati queste figure che hanno chiamato dio attribuendogli un’iniziale maiuscola e un nome che nella loro culture rivestisse il massimo della sacralità. Annessi profeti per quasi tutti.

Io nato in Italia mi sono ritrovato cristiano e per giunta cattolico.

Non riflettendoci più di tanto fino al tempo del mio primo viaggio verso l’India, mi capitò di fare due chiacchiere con un coetaneo iraniano mentre facevo benzina in un qualche posto vicino a Tabriz.

Era curioso il ragazzo di conoscere da dove venissi e dove fossimo diretti, eravamo in sette a viaggiare. Di che religione fossi anche mi chiese.

Ero abbastanza scocciato da quel usuale interrogatorio ma mi sorprese vederlo iniziare a piangere.

“Man?  What’s the matter with you? What’s goin’ on?”

“Piango per te.” Con la voce velata da un tono di tristezza. “You don’t know God. The real God.”

“Il vero dio è il mio”. Esclamai dentro di me, ma mi lasciò sorpreso la convinzione del giovane iraniano e cominciai a guardare intorno con attenzione diversa.

Quel primo viaggio in Asia mi portò fino nel sud dell’India incontrando lungo la strada Sikhismo, Induismo, Jainismo, Buddhismo, oltre a Cristiani di diverse sfumature.

Tutto ciò mi portò non ad optare per un credo od un altro ma mi ricondusse a una verità antichissima: quella del fato.

“Presso gli antichi, forza cieca e misteriosa che regola gli eventi degli uomini e dell’universo e alla quale neppure gli dèi possono sottrarsi.” Recita la Treccani e aggiunge un verso di Dante: “Che giova ne le fata dar di cozzo?” che personalmente trovo ricco di sottaciuta ironia e quasi divertito.

Il solo dio che possa dare un senso alla vita che mi è toccata in sorte e al finale della stessa.

Ho visto compagni di strada, cari, andarsene all’improvviso mentre a me, dopo un intercorso assolutamente piacevole e variegato è toccata una svolta verso la fine lunga, farcita di dolori fisici, anche quelli relativi, condizionata da un cancro “cellula primitiva sconosciuta” che sicuramente mi accompagnerà per il tempo restante.

Tre figli, l’accadimento più bello capitato; amori di donne che ho vissuto fino all’ esaurimento; amici che mi hanno fatto ridere e dato spunti e riflessioni: compagnia.  Immagini, odori, suoni e sensazioni che ancora inzeppano quel sacchetto inzeppato che è la memoria.

Fra quattro giorni mi tocca l’usuale terapia oncologica, dieci anni di scrocco alla Sanità Pubblica, che non farò e poi me ne andrò.

Non lascio debiti né rimorsi, tantomeno rimpianti. Le volte in cui ho fatto del male ad altri è riducibile a due o tre casi che non hanno lasciato strascichi. Così che adesso che prender sonno la sera è difficile, come trovare stimolo a mangiare o sorridere; il tempo irride la mia volontà di fare cose, programmare, desiderare.

Abito in uno spazio di novanta metri, tantissimi, aiutandomi con un bastone per spostarmi, e non ho la forza di trascinarmi tra i tremila metri di giardino annesso alla casa, terreno che finché ce la facevo mi dava pomodoro, peperoncini, piselli

e varie verdure, oltre un trentina di litri d’olio e fichi e centinaia di limoni.

Anche questo è finito con me. Ora il mio tempo si trascina davanti allo schermo di un Mac a guadare notiziari partigiani o films, d’ogni genere tra netflix e prime.

All’ultima visita medica, l’ennesima Tac e risonanza, mi spiegano che il dolore ormai costante alla schiena prevede un intervento neurochirurgico.

Da quando il cancro è arrivato mi sono già vissuto tre ricoveri in ospedale più o meno lunghi e l’idea di affrontarne un altro mi porta al pensiero di chiuderla qua.

Il fato mi ha regalato una bella vita, assolutamente non noiosa. Sempre il fato ha scelto per me una morte che si annunciasse senza improvvisazione. Why not? Tocca a tutto.

Sto ponderando il modo di andarmene ma tra gli esperti intorno, i medici in ospedale e gli amici medici, nessuno si azzarda sulla pista dei consigli. Comprensibile. Indagherò anche internet ma comunque troverò.

Penso quindi di salutare qui gli altri umani a cui ho voluto bene con un ciao sereno e sorridente. Ciao.

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7 risposte

  1. Il nostro incontro a Kabul fu breve e quando partisti ti chiesi uno degli schizzi, a china credo, che facevi continuamente. Me ne lasciasti una decina e se sarò abbastanza in forze a giugno li cercheremo insieme. Nel mio disordine li ho conservati per cinquant’anni.

  2. E no caro amico! Io saro’ in Italia in Giugno e conto di vederti. Ma questa e’ una decisione personale caro amico e in caso tu decidessi il contrario pensero’ solo alla fortuna che ho avuto a Kabul di conoscerti 53 anni fa e se sono qui a scriverti (e tutto quello che ho scritto sul decameronesocial) lo devo sopratutto a quell’incontro. In qualche modo il “fato” ha incrociato le nostre vite a Kabul perche’ tu dessi una spinta alla continuazione della mia… Bella responsabilita’ ti sei preso… ma ti assicuro ne e’ valsa la pena. Thanks…
    Dicevo..vengo in Italia in Giugno e ti vengo a trovare, metti del prosecco in fresco che a giugno fará caldo…
    Un abbraccio!

    1. Concordo che sia stato un piacevole regalo del fato. Alla faccia del medesimo spero di stappare insieme a teil prosecco di giugno. stammi bene.

  3. Caro Pino,
    Non ho parole per esprimerti cio’ che provo nel leggere la tua lettera aperta…
    Goditi l’olio e i limoni, pomodori e verdure, goditi Netflix e Prime…
    Sento da Graziella che vi siete visti assieme ad altri amici e ne sono veramente contento!
    Mi dispiace solo di non averti mai conosciuto di persona (Che io ricordi) nonostante
    avessimi tanti amici in comune… Il fato…
    Mi aspetto di leggere ancora dei tuoi nuovi racconti. I tuoi ricordi di persone, posti nel mondo
    e riflessioni sul tutto…
    Stay strong my friend!

    1. Don’t worry: I’ll keep strong enough for the gamberoni che Paolo sta cucinndo e i carciofi alla giudia che precederanno la Mimosa portata da Verardi. I soliti della domenica per allietarci con le loro facezie da settantenni e rotti. Al momento stanno disquisendo del numero di navi che portò i mille im Sicilia. Dicasi demenza senile arricchita da canne immancabili: al momento siamo sul Rio Grande ma inutile cercare di seguire il filo del discorso.
      Come vedi sto bene e in buona compagnia. Ho nel fratttempo interrotto ogni terapia oncologico perch° dopo 13 anni ho le palle piene di medici, esami, parziale cecità (sto scrivendo con un solo dito), spostamenti con bastoni d’appoggio.
      Qui nel frattempo siamo arrivati a Lorenzini, illustratore. Il tutto infiorato di battute varie.
      Come vedi va bene. Manca di rivedere te o Paolo e tanti altri amici, ma le famose vie di un certo signore sono ricche di sorprese.
      Un abbraccio a te.

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