Donna a pagamento

Donna a pagamento

2 aprile 2020

Cinque occidentali poco più che ventenni in piena notte tornavano ai loro alberghi al centro di Bombay, perchè all’epoca si chiamava ancora Bombay, comodamente seduti in una carrozza nel silenzio inusuale di quella città. Tornavano da una serata in fumeria, quella di Rashid credo, e si godevano la passeggiata.

Scherzavano tra di loro e ridevano ben rilassati dalle non tantissime pipe d’oppio che si erano fumate e alle quali del resto erano abbastanza abituati. Gli indiani dicono che quando fai uso di oppio anche dopo anni di astinenza la prima pipa che torni a fumare ti restituisce lo stesso effetto a cui eri abituato e loro erano più o meno sullo stesso leggero livello.

Tre italiani, un canadese e uno statunitense che guardavano quei palazzi senza luci alle finestre e i pochi rari passanti e le ombre scure di quanti dormivano sui marciapiedi all’ombra dei muri, avvolti nei longi.

Chi fu di loro a uscirsene con “andiamo a un bordello” non fu importante ma qualcuno lo propose e l’idea trovò una repentina adesione. Persino Claudio disse di si mentre dentro di sé pensava di non averlo mai fatto prima: mai pagata una donna per fare l’amore ne a Roma ne nel lungo periodo trascorso in Asia. “Perché no?”, si disse.

L’allegria si accrebbe ancor più e domandarono al vetturino di portarli a un casino. Stavano attraversando un quartiere vecchio non distante dal centro: palazzi di epoca inglese, immancabilmente grigi, con le tubature esterne aggrappate alle pareti come serpenti.

Andarono aventi non per molto poi il vetturino fermò il cavallo davanti a un grosso androne e disse; “Su. Al secondo piano”. Lui avrebbe aspettato lì sotto.

Prima di cominciare a salir le scale dal buio si fece avanti un ometto anziano facendo capire che voleva sapere dove andassero. “Burdel! Burdel!”, fecero due o tre voci.

“Closed. Night. Closed.” disse il vecchietto e incrociava gli avambracci a far capire che era chiuso.

“Oh, come on!” fu la reazione delusa dei ragazzi. Poi il vecchietto sbirciò meglio e con la mano contò cinque indicandoli uno dopo l’altro e tutti bianchi, non c’erano indiani fra loro. Si voltò e prese a salire le scale facendo segno di seguirlo. Bussò a una porta al secondo piano un paio di volte finché venne ad aprire una donna con la quale scambiò una rapida conversazione.

Furono fatti entrare in un’ampia veranda e fatti accomodare su dei divani a ridosso della balaustra che dava su un cortile interno. Di fronte a loro un muro con diverse porte da cui presero a uscire una serie di ragazze in Sari dall’aria piuttosto assonnata. Stavano evidentemente dormendo ma ci misero ben poco a iniziare lo show per i giovani stranieri. Ognuna voleva essere la prescelta. Saranno state una dozzina e in un cicaleccio incomprensibile una sorrideva facendo l’occhiolino, un’altra si soppesava i seni agitandoli, un’altra tirava fuori un metro di lingua muovendola velocissima.

I ragazzi non ci misero molto a scegliersene una per ognuno. Erano giovani e piuttosto belle nonostante la sveglia improvvisa. Qualcuno sparì subito dentro le stanze condotto per mano dalla fanciulla scelta. Rimanevano Claudio che era indeciso tra due donne e Peppe, il napoletano, che se ne stava seduto e scuoteva la testa. “Young. I want a girl more young.” andava ripetendo rivolto alla maitresse, un donnone dall’aria indaffaratissima e contenta. La questione si protaeva e Claudio intervenne: “He wants a younger girl”, ma la maitresse non capiva l’inglese e per fortuna Claudio si ricordò che in India ragazzo si diceva “Ciotà”.

Grosso sorriso di comprensione sulla faccia della madama e a Peppe fece segno di aspettare dando poi una serie di ordini all’uomo che li aveva introdotti lassù.

Claudio si avvicinò alla prescelta e questa lo prese per mano tirandolo subito dentro una stanza abbastanza grande per le misure indiane, scura, illuminata soltanto dalla luce dei lampioni della strada. Un grande letto al centro ma prima di arrivarci la ragazza tirò l’uomo a sé gli si strinse addosso e cominciò a baciarlo sul collo e leccarlo delicatamente dietro le orecchie. Mugolava piano e spingeva il ventre contro quello di lui. Gli prese una mano e se la portò sul petto ben costretto in quei loro reggiseni di stoffa cucita addosso.

Si accorse presto che lui era ben eccitato e all’orecchio gli sussurrò: “Bakseesh”.

Ora baksheesh, bisogna sapere che è una delle primissime parole che si imparano andando verso est. Sta a significare mancia, regalo da Istambul a Bangkok.

“Ma quale bakseesh?”, fece lui, “ Ho già pagato madame outside”, “Trenta rupie a madame”.

“”Therty rupies madame. Bakseesh for me”. Sussurrò lei che si era nel frattempo staccata.

Claudio non ci pensò sù e messa la mano in tasca contò tre biglietti da dieci.

La ragazza gli sorrise, sollevò il reggipetto sopra la testa esibendo nella penombra due seni sodi e giovani e gli si rifece vicina. Mostrava la passione di un amante perduta da anni e improvvisamente ritrovata. Ci mise un istante a riportarlo alle stelle e proprio quando lui avvertì una pressione incombente dentro ai jeans sentì pure la lingua della bella dare tregua al suo orecchio per mormorare: “Bakseesh”.

Restò impietrito per un attimo, poi a muso duro le disse: “Now I’ll call madame!”

Accennò appena un passo verso la porta che la ragazza disse “Ok, ok” con tono duro e prese a sciogliersi il sari. Rimasta nuda si gettò di spalle sul letto, prese le cosce con entrambe le mani, le tirò su allargandole e disse: “Fuck!”

Cosce e fica furono illuminate dalla luce che entrava dalla finestra ma tutto la visione contribuì a montare in Claudio una gran rabbia.

“Le do’ un cazzotto che la rivolto”, ebbe appena il tempo di pensare fra sé: alla porta ci fu un gran bussare e voci su voci.

Andò ad aprire e gli basò un attimo per comprendere e piegarsi in due dalle risate. Lì fuori c’erano la madame, l’ometto e una decina di ragazze, tutti vociferanti. Ma il clou del quadro era Peppe che continuava a dire” Ma che cazzo vonno?” con una nana sui cinquant’anni aggrappata al suo braccio.

Claudio realizzò in quel momento che “ciotà” voleva dire “piccolo” un modo comune anche a noi di apostrofare i ragazzini e quindi…

Giù a ridere, ma Peppe sembrava sempre più irritato e così la madama e la sua gente. La nanetta, nemmeno alla spalla di Peppe arrivava, sul viso mostrava delusione.

“A Pe’, non rompe’ i cojoni. So’ giovani anche le altre. Prenditene una e a questa daje ‘na mancia che l’hanno fatta veni’ apposta.”

Borbottando qualcosa Peppe allungò dei soldi e sparì con una donna in qualche stanza. L’assembramento si sciolse e Claudio tornò a sedersi sul divano dov’era prima. Gli venne vicino la madame mentre dalla soglia della stanza la sua ex ragazza gli faceva cenni di richiamo sorridendogli.

“Bad?” interrogò la maitresse indicando la fanciulla.

“No. No.” Rispose lui e per porre fine alla storia sollevò l’avambraccio col pugno chiuso e poi ruotò un paio di volte il polso tenendo pollice e indice a mo’ di pistola.

La madame afferrò la situazione, si batté il petto nel gesto internazionale del “ci penso io” e sparì dentro una stanza. Tornò portandosi dietro tre libri. Glieli mise sulle gambe e ripeté il movimento dell’avambraccio come l’aveva fatto lui ma con un sorriso e tenendolo ben dritto.

I libri erano tre album di fotografie pornografiche che datavano dall’ottocento agli anni sessanta. Meravigliosi per un maniaco della fotografia quale Claudio era: rilegati in pelle e conservati benissimo.

Considerando che il prezzo di una fanciulla era trenta rupie, due dollari e mezzo all’epoca, pagarne trenta di dollari per quegli album fu un bell’esborso ma bisogna dire che ancora oggi fanno mostra, relativa mostra, nella libreria di Claudio nella sua casa di Roma.

Un’altra storia sarebbe raccontare la trattativa per aggiudicarseli.

 

 

Mi piace: 24Franca Cino, Emanuela Limiti e altri 22

Commenti: 9

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Guerrino Zorzit

Italien souvenir

 

Pino Cino

ciao. ne avrai anche tu

 

Guerrino Zorzit

Siiiii, qualcosa verrà fuori… con il mio “imperfetto italiano” magari questa notte… ciao Pino

 

Gippi Rondinella

Privacy… prima di tutto?

 

Pino Cino

privacy rispettata

Pino Cino

tanto chi può capisce

 

Sandro Ludovisi

gustoso Pino, evoca immagini…Fine modulo

 

Cesar Brown

Bellissima .

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2 risposte

    1. all’epoca non feci foto e la tariffa, circa venti dollari, talmente bassa che c’era da vergognarsi a trattare. di foto ho quelle degli album porno. qualcuna allo scanner dovrei passarla. ciao

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